Madam

In Case Of Emergency

2008 (reveal) | psych-folk

Siamo sempre in attesa del disco che alimenti la nostra voglia di crederci ancora. Quante promesse sonore non mantenute, migliaia di dischi ricchi di idee ma senza emozioni, centinaia di nuovi artisti devoti a un passato che sembra quello nazista, ovvero un passato che tutti raccontano senza averlo vissuto. Incautamente, sistemi un cd nel lettore e tutte le tue speranze sono lì, di nuovo come per incanto; emozioni che trascinano lontano senza chiederti perché e per come, una sensazione che pensavi non vivere più, sommerso dall’indifferenza della mega-produzione odierna.

Dai tempi di “Miss America” di Mary Margaret O’ Hara non ascoltavo una voce femminile straordinaria come quella di Madam, ovvero Sukie Smith. Trame psichedeliche e folk che riportano alla grande scena Paisley Underground senza ripeterne gli errori, atmosfere criptiche ricche di citazioni letterarie e cinematografiche, dove i personaggi si muovono consapevoli del loro disagio interiore. Undici brani che si inseguono senza trovarsi, brani tanto simili per intensità e tanto dissimili per lirismo.
Come in un film a quattro mani di Lynch e Cronenberg, le atmosfere di “In Case Of Emergency” si dispiegano tra languide e malsane ballad graffiate da chitarre multiformi, tastiere monocromatiche e flagelli orchestrali che avvolgono tutto con tetra bellezza. La sognante “Fall On Your Knees” apre con struggente dolcezza. E’ un country-blues intriso di armonia e tristezza che insieme a “Call America” mostra il lato più delicato di Madam. La fisarmonica che sottolinea la tensione di “Call America” è altresì una delle cose più magiche dell’album.

La splendida voce rende ogni episodio superbo. “Girl Down” sembra una normale ballad, ma Sukie sviscera le emozioni creando spazio con suoni alieni e ritmi che modificano l’humus del brano. Stesso percorso per “Superfast Highway”, che nella migliore tradizione psichedelica trascina con sé elementi dissonanti, stimolando la melodia - di base molto semplice - e trascinandola sottopelle.
Da segnalare tra le cose migliori la grintosa “Calling For Love”, graffiante rock’n’roll minimalista, “Strange Love”,  ballata acustica arricchita da gelide note di piano, e “Dirty That Makes Me”, la più complessa per struttura sonora, con basso e batteria a simulare suoni elettronici. Poche note per evidenziare i testi delle meno criptiche e più country-oriented ”Can’t Help Myself” e “Rope Trick”, che non mancano di dispensare sprazzi deconcentranti di suoni e parole.
Inquiete frange oniriche martellano la morbida poesia di “Horses”, la più devota al misticismo e alla psichedelia anni 60, che nella sua brevità cattura quelli che sono riusciti a sfuggire alla sensuale “Still”, frammento d’amore e solitudine senza attesa o dolore.

Adam Franklin e Jeff Townsin (Swervedriver), K J Mckillop (Moose), i più noti tra i musicisti coinvolti nel disco, a cui si aggiungono attori (?) e musicisti di belle speranze: Howard Monk (batterista e turnista), Brock Norman, Gavin Pearce (bassista), Jon Redfen, Sean Reed, John Robertson, Mark Tschanz (compositore di soundtrack), Darryl Anthony, Bobby August, David Barnabel, Chris Clarke, Patrick Duran.
Un grande esordio e un futuro disco di culto da un talento luminoso.

(24/03/2008)

  • Tracklist
  1. Fall On Your Knees
  2. Calling For Love
  3. Strange Love
  4. Call America
  5. Girl Down
  6. Still
  7. Horses
  8. Superfast Highway
  9. Can't Help Myself
  10. Dirty That Makes Me
  11. Rope Trick
  12. St. Mary
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