M. A. Z. C. A.

Wrong Version

2008 (Marinaio Gaio) | post-rock

Il progetto M.A.Z.C.A. nasce a Jesi, Ancona, a fine ’98, con l’esplicito intento di ibridare il post-rock al rock progressivo da camera. Il risultato è già lampante in “1000” (2003) e “First Hour Of Summer” (2005), due ottimi esempi di raccolte d’innovazioni per l’alt-rock italico del 2000, ma in “Wrong Version” Marco Bernacchia, Michele Morganti e Daniele Maori raggiungono uno dei loro primi veri nadir artistici.

Da un punto di vista larvatamente espressivo, l’album è il più completo del trio. Il flusso di coscienza di “Quotidiano” comincia con una ambience di stormi, di fruscii volatili, di uccelli e cinguettii confusi, che pure un cicaleccio folk, più avanti, sembra voler imitare svogliatamente. Quindi le cacofonie dei distorsori innestano una batteria festaiola, mentre la povera, persino svilita armonia sfuma in un suono di marimba. Per contrasto, l’impeto furibondo hardcore di “Twist For Robots” è quasi una stonatura. Anche in questo caso, però, si ha una caparbia dimostrazione di coerenza: tra tremori, una chitarra emo alla Rites Of Spring e un basso scuro in trance, c’è nuovamente un’armonia di accordi ridotta ai minimi termini, espansi fino a un cambio che funge da rilascio della tensione (e da chorus), secondo una modalità affine ai Dirty 3. Nella chiusa, la batteria si sdoppia e la tensione torna ad aumentare, per poi trasformarsi in puro drone.

Analoga è “American Love”, ma qui si hanno intrecci di chitarra che lanciano un balletto di batteria, ad accompagnare un’atmosfera arcaica ancor più free-form, con aggiunta di elettronica e un crescendo enfatico di rumore mono-accordo, con vocals primitive-arcane.

Se questi episodi si rifanno ancora a modelli consueti (Explosions In The Sky, GYBE), una maggiore complessità elucubrante del “pathos creativo” dei M.A.Z.C.A. si ha in “Blues 1”, da piece estatica di ronzii sottovoce, a fraseggio quasi american primitive con voce filtrata, a batteria psych con nuovi rumori campionati casuali a lenta catarsi nuovamente mantrica, quasi a chiudere un cerchio ideale ma imperfetto. Lo strimpellio di “Teddy”, invece, si leva da umori a metà tra il cosmico e il roots, arricchendosi via via di rimbombi, tocchi di batteria, distorsioni gravi e sovratoni alieni, in un clima assolutamente rarefatto. La coda, ancor più sospesa, si avventura nel minimalismo di LaMonte Young con timbri irregolari acuti.

Così “I’m My Hero”, la più significativa, espone una glaciazione electro-distorta con pattern di synth in loop alla Hood, per poi smantellarne la concezione secondo colpi casuali, dissonanze stridenti, fragori industriali random e interferenze radio.

Piuttosto che l’ambizione colta a metà, ma pur sempre vicina alla massima intensità, o la discontinuità delle geometrie, è da registrarsi la movenza sinuosa delle evoluzioni-involuzioni, l’enfasi addirittura commovente del loro coraggio sperimentale, quando tagliano e cuciono - invece di rammendare - tanto primitivismi quanto citazioni d’avanguardia, tanto sfoghi interiori quanto giochi di gruppo. Bernacchia ha diversi progetti solisti, uno migliore dell’altro: Gallina, Al:Arm!, Above The Tree. M.A.Z.C.A., l’acronimo, sta per “Movimenti attraverso zone comunemente atipiche”.

(03/10/2008)

  • Tracklist
  1. Quotidiano
  2. Twist For Robots
  3. I’m My Hero
  4. Blues 1 (Wrong Version)
  5. Teddy
  6. American Love
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