Shelleyan Orphan

Helleborine (ristampa)

2008 (Rough Trade) | dark-folk

Shelleyan Orphan furono un duo formato da Caroline Crawley e Jemaur Tayle, originari di Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra, paesino balneare che ha dato i natali a un impressionante numero di grandi musicisti, da Robert Fripp a Greg Lake, da Zoot Money a John Wetton etc. Nonostante l’accoglienza critica positiva che Shelleyan Orphan ricevettero già dagli inizi, Caroline acquistò più notorietà nell’ambiente indie-underground per avere prestato la sua angelica voce all'ultima fase del progetto This Mortal Coil, dark band che pubblicò album bellissimi per l’inglese 4AD.
Ciò per significare quanto poco successo commerciale riuscirono a guadagnarsi, a parte l’entusiasmo della critica e dell’ambiente dei musicisti britannici.
Questo album d’esordio fu stampato in America coraggiosamente dalla Columbia sebbene con un missaggio differente e con la tracklist cambiata.

Una band a dir poco originale a cominciare dal nome: Shelleyan Orphan deriva dal poema “Alastor: Or, the Spirit of Solitude”, del poeta inglese Percy Bysshe Shelley e fu proprio il condiviso amore per il poeta romantico inglese che unì i due componenti della band.
I testi colti e profondi di Caroline, infatti, costituiscono un caleidoscopio ipnotico di citazioni e riferimenti al romanticismo inglese, a Shakespeare, John Donne e altri ancora, che formano un mix veramente suggestivo con gli arrangiamenti, sospesi tra un folk arcadico, un romanticismo decadente e momenti cameristici di struggente bellezza evocativa.
Fagotti e clarinetti non sono poi così comuni in un disco pop ancora oggi, specie se a loro è affidato il ruolo di solista in vece di chitarre elettriche.
Armonizzazioni vocali da togliere il fiato, ispirazioni che dal folk colto degli Amazing Blondel paiono cogliere non poche ispirazioni, con uno spumeggiante Denny Thompson al contrabbasso, Stuart Elliott (batterista della band di Kate Bush) alla batteria e il fratello di Kate, Paddy Bush, a strumenti insoliti quali “tambura, mandolini e strumento da porca”, mentre il violino è affidato a Bernard Partridge, che aveva collaborato già con Paul McCartney e gli Art Of Noise.

La sensazione generale che si prova a un primo ascolto dell’album è quella di essere attaccato da un’apparente massa diatonica che lascia poi alla sensibilità dell’ascoltatore il saper seguire perverse tracce oscure sotto ogni traccia.
“Helleborine” (1987-2008) è un disco di seduzione. E di guarigione. Infatti l’ellebòro è un’orchidea che si riteneva avesse il potere di curare la follia, specie quella d’amore. Si muove con grazia nella sfera dell’eros, ne espande i confini dipingendo di tenui colori i ricordi.
Barocco, romantico, surrealista e simbolista al tempo stesso, proprio come i preraffaeliti furono per l’arte figurativa oasi al di fuori del tempo.
Il senso di decadentismo, quel profumo di serra, ricco di polline di rare orchidee, quel trasporto verso un estatico abbandono contemplativo, a cominciare dalla straordinaria copertina, conducono le sensazioni prima visive e poi emozionali ad atmosfere dunque preraffaelite, dense di simbolismo e di mesmerici sguardi, così care – infatti – ai surrealisti.

Shelley ancora ragazzino, dilaniato dall’urgenza della vita che gli viene tolta dall’impeto del mare, come molti poeti, la sua vita, la sua più grande poesia. Ma poi anche Oberon e Titania a rincorrersi per boschi custodi dei profumi della notte, circondati da fauni, osservati con tenera invidia dal piccolo popolo silvano, risvegliato dalla primavera. E poi l’indicibile bellezza di Elena di Troia, del senso del tempo passato: come in un dipinto di natura morta barocco ove tutto, melagrana, pera, uva è reale e al tempo stesso simbolo di un concetto più grande.
Triade immemore e immutabile: l’essere reale, simbolico e immaginario.
Ancora poi l’affondo nelle "Metamorfosi" di Ovidio.

Un’opera decisamente ambiziosa, personale, caparbia, superba, persino presuntuosa, ma comunque straordinaria, alla quale Caroline non ha saputo o voluto dare un seguito. Infatti, dopo questo capolavoro, Shelleyan Orphan produssero altri due album, “Century Flower” (1989) e “Humroot” (1992). Due ottimi (l’ultimo molto meglio del secondo) saggi di pop inglese, ma lontani anni luce dalla perfezione perversa di "Helleborine".

Oltre alla già citata collaborazione di Caroline Crawley con This Mortal Coil per il loro ultimo album, "Blood", segnaliamo il contributo nel disco-tributo a Tim Buckley, “Buzzin’ Fly” (con una coinvolgente cover proprio di "The Buzzin’ Fly").
I due formarono poi il gruppo Babacar, realizzando un solo album e un singolo, assieme all’ex-batterista dei Cure, Boris William. Ma anche in questo caso, nonostante il disco fosse stato accolto positivamente dalla critica, la band si sciolse poco dopo.

(10/12/2008)

  • Tracklist
  1. Midsummer Pearls And Plumes
  2. Epitaph Ivy And Woe
  3. Blue Black Grape
  4. One Hundred Hands
  5. Cavalry Of Cloud
  6. Southern Bess/A Field Holler
  7. Anatomy Of Love
  8. Helleborine
  9. Jeremiah
  10. Seeking Bread And Heaven
  11. Melody Of Birth
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