Taras Bul’ba

Secrets Chimiques

2008 (Wallace) | instrumental, avant-rock

Taras Bul’ba (dal titolo della novella di Gogol, ma originariamente noti come W/Out) è un terzetto milanese strumentale che nasce nel ’96. Nel ’99, complice il nuovo chitarrista “AS”, ad affiancare la batteria di “RS” e il basso di “RC”, la band intraprende la carriera maggiore.

Le prime esperienze del trio sono raccolte in due mini-cd, entrambi omonimi. Nel primo (2000) il gruppo mostra una miscela ingenua di post-grunge strumentale e un math-core perlopiù scanzonato (cioè vere e proprie canzoni senza canto), pregna di effetti aerodinamici e caratterizzata da una scrittura a base di cambi di tempo e modulazioni progressive a sorpresa (talvolta abbandonandosi a semplici rock’n’roll scenografici, come per “Nibbio”).
Nel secondo (2003) aumenta il caos e la distorsione, mentre il suono si fa complessivamente sempre più denso. Le evoluzioni stilistiche toccano il dub elettrico (“Urdu”), decostruzioni cerebrali (“Capodoglio”) e esplorazioni del confine tra acid-rock e free jazz (“La festa degli uomini spenti”). Un barlume di notorietà arriva da parte dell’attività live (specie con l’esibizione a ArezzoWave 2003).

Il vertice del complesso è rappresentato dai 15 minuti di “Nodo” (pubblicato nel terzo volume della serie “Po Box 52” di Wallace), un excursus drammatico di collage, di effetti, stili, calligrafie a intreccio, con maelstrom post-Jimi Hendrix e oasi catartiche: la band duetta dapprima in trance con campioni di parlato, poi un buco nero li proietta in un'orbita di tocchi dub sospesi a incendiarsi in senso psichedelico; il poemetto implode a metà durata in uno stacchetto sognante, quindi riprende con ruggiti terribili in una nuova trance oscura che sviluppa un crescendo apocalittico di vortici, ululati, droni arcani, voci deformate. I mezzi espressivi usati dalla band compongono qui un quadro sconcertante che ha del trascendentale.

“Incisione” (Wallace, 2005) ha messo in luce una maggiore cattiveria a base d’inquietudine (e una teatralità - qui muta - tutta Fugazi-iana), sospinta dagli esperimenti sull’uso della voce filtrata in sottofondo, un feeling quasi jazz-core con suoni stranianti random a rullo, insieme con produzione e post-produzione finalmente sofisticate. In questo agglomerato altamente “post” si distingue soprattutto la multicolore “Imothep”, dagli esiti quasi psichedelici. La missione spirituale della band sembra essere quella di sconvolgere le strutture del noise-rock fino allo sfinimento cerebrale, quasi a rovistarne gli anfratti più putridi.

“Secrets Chimiques”, il primo album vero e proprio, contiene pezzi di dun plausibile gioco a incastro irrazionale: "Cranioterapia", un altro dei loro acuti, accordi Big Black fatti reagire aumentando velocità e calore, e alternandoli con zone psichedeliche dagli accesi contrasti, i noir-thriller su ritmo sostenuto di "Traumdeutung" e "Providence", a lanciare voodobilly industriali alla Chrome, gli sprint rock'n'roll strozzati di "Al-Mahdi", le scariche brutali di galop acid-rock Yardbirds-iani con coro d'opera di "Auersberger" e "Padiglione Zonda".
Quasi sempre, nelle loro idee minute, vi è una virulenta, infettiva, alternanza di forte e piano. Così nei 7 minuti di progressioni maniacali per power trio alla Minutemen di “Les Chambres Des Enfants” (praticamente uno showcase per la chitarra istrionica e nostalgica), nelle sincopi incendiarie di “Toktamis”, nella cavalcata omicida metal, con scariche di corrente elettronica e quieto jazz-core di "Disformofobico". I pastiche elettronici, "Khyber Pass" (droni silenti e musique concrete di parlato, che influenzano una chitarra espressionista) e "Six Feet Underground" (in cui l'apparato alieno spolpa orrendamente le velocissime pulsioni garage-rock) sono tocchi di classe nel loro armamentario.

Con la strabiliante, multidimensionale produzione dell'infallibile Fabio Magistrali, è uno dei più strani conciliaboli del post-hardcore strumentale italiano, con i suoi strappi mostruosi e il suo laido interplay. Quattro anni di gestazione. Contorno: Maurizio Giannotti (masterizzazione), Nigè Caputo (double-bass), Ennio Salvemini (tromba), Madest (moniker di Massimo, primo chitarrista dei tempi dei W/Out, nel cameo elettronico del finale).

(14/01/2009)

  • Tracklist
  1.  Cranioterapia
  2.  Traumdeutung
  3.  Khyber Pass
  4.  Padiglione Zonda
  5.  Disformofobico
  6.  Al-Mahdi
  7.  Providence
  8.  Toktamis
  9.  Auersberger
  10.  Les Chambres Des Enfants
  11.  Six Feet Underground
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