L'alternativa italiana più credibile a certo
songwriting folk internazionale?
Arriva da Varese e si chiama Black Eyed Dog, al secolo Fabio Parrinello, trent'anni e tanta esperienza girovaga alle spalle, che dopo l'ottimo esordio di
"Love Is A Dog From Hell" uscito due anni fa, affronta (e supera in bello stile) la prova del secondo album con "Rhaianuledada (Songs To Sissy)".
Il
songwiting di Fabio, già encomiabile nel precedente lavoro, in questo album cresce e si consolida in un'atmosfera generale più greve e fosca, fumosa di jazz nell'apertura di "Roses", trascinata e sospesa in "Drink Me", incrocio tra
Songs:Ohia e il
Vedder solista, ma anche romantica alla
Damien Rice ("All 4 You").
Se è il piano a essere protagonista guidando quasi tutti i pezzi, sono le pennellate degli strumenti di contorno a dare i tratti decisivi a ogni traccia; il grave clarinetto nella sognante "Salinas", il violino che volteggia in "I Got You In", l'armonica di orizzonti Nebraskiani in "Daly Suicide" o la fisarmonica che culla "All 4 You" e "Roses".
In mezzo a tutto ciò, la voce di Fabio mugola sensuale, sussurra malinconica, scende pesante e si alza librandosi, come nella bellissima "Lazy B", dalla sofferenza all'estasi.
Le canzoni di "Rhaianuledada (Songs To Sissy)", pur mantenendo un colore di tema omogeneo, hanno ciascuna tratti che la distinguono dalle altre, e l'album possiede un respiro internazionale in cui, nonostante le ispirazioni (a volte chiare, come il blues
laneganiano di "Honeysuckle Gal"), si percepisce chiaramente la genuinità di spirito e cuore con la quale è stato concepito.
"Rhaianuledada (Songs To Sissy)" è la conferma del talento di Fabio Parrinello/Black Eyed Dog, la risposta a chi dubita che anche in Italia si possa fare un
songwriting folk di livello, senza la paura di confrontarsi con nomi stranieri di un certo calibro ma scrivendo con sapienza, intelligenza e sentimento.