Con l'esordio "
Sun On Sun" i fratelli Carney hanno subito dimostrato di essere ottimi musicisti, eccellenti compositori ma anche bravi
vocalist, capaci di sottolineare il mistero delle liriche di Van Carney. Il secondo album, "Maker", non solo ripropone il loro mix di rock, blues, psichedelia e hard-rock, ma crea un'atmosfera più oscura e vigorosa che aumenta le caratteristiche
stoner del
sound, proiettandolo verso soluzioni temerarie.
Costruito intorno a una lunga composizione centrale che supera i quattordici minuti (la
title track "Maker"), il nuovo album è composto da brevi composizioni di tre o quattro minuti che si incastrano in un unico flusso che non conosce cedimenti emotivi.
Una importante conferma per il trio della Virginia che ha sconvolto le notti di
Julian Cope (loro grande fan), grazie a un lavoro composto tra le pareti di casa in una sola
take, evitando sovraincisioni sviluppando
riff e armonie in assoluta libertà e senza un'apparente direzione.
La
title track sviscera nei suoi quattordici minuti una incredibile sequenza di
riff, armonie, pause che trasportano l'ascoltatore dalla furia alla poesia fino alla narcosi emotiva, ottenendo un effetto
trip naturale senza
drug addiction: da sola giustificherebbe l'ascolto del disco.
Ma tutto quello che gira intorno è notevole: "Laywayed" e "Honey", tra sonorità hard-rock e psichedelia
Nuggets, definiscono il versante più
stoner del sound, mentre "Blood Pride" e "Aasstteerr" pagano il giusto tributo alle origini musicali dei Pontiak, sfoderando accordi blues e rock senza incertezze.
E' sorprendente come i due episodi più brevi siano così intensi: "Heat Pleasure" è oscura, plumbea, e sommerge l'ascoltatore con suoni
hard a cascata e squarci taglienti di
noise, mentre i settantatré secondi di "Headless Conference" sono pura follia sonora, che condensa furore, sgomento e poesia
noir.
Mai ripetitivo, l'album offre sfaccettature poliedriche, così in "Aestival" il gruppo sposa il lato tenebroso di
Nick Cave e la poesia di
Bill Callahan inserendo nella delicata
ballad acustica suoni estatici e furenti che sembrano uscire dalle pagine più rock dei
Pink Floyd.
Ancora tre brani per perfezionare il viaggio sonoro dei Pontiak che omaggiano gli anni 70 in "Wild Knife Night Fight", poi esibiscono sonorità aliene ed energiche in "Wax Worship", per regalarci infine un gioiello di
gothic-rock con una ballata, "Seminal Shining", che farebbe impallidire i
Current 93 per il suo magico incastro tra acustico e gotico.
Tutto quello che "Sun On Sun" prometteva viene tradotto in realtà in questo eccellente nuovo capitolo di una delle migliori band americane degli ultimi anni.