Tre fratelli, i Pontiak, innamorati della musica anni 70 "on the road" tanto da dormire all'aperto durante le loro tournée, e ora pronti a sorprendere l'annoiato pubblico rock con il loro mix di rock, blues, psichedelia, hard-rock. "Sun On Sun" è la seconda prova discografica del gruppo della Virginia che segue lo split Ep "Kale", contenente tre cover di John Cale condivise con gli Arbouretum.
Licenziato in sole cinquecento copie dalla Fireproof, l'album è ora ripubblicato dalla Thrill Jockey nell'attesa di un nuovo lavoro, previsto per il mese di aprile.
Sommerso ripetutamente da annunci trionfali che inneggiano all'ennesima rivelazione dell'anno, ho timore nell'esaltare la pregevole cifra stilistica del gruppo. Devo confessare che il fascino esercitato dall'album dei Pontiak è inatteso e anche sorprendente: non sono un fanatico della scena stoner, ma la qualità di "Sun On Sun" è notevole. I tre fratelli Carney esibiscono una tecnica superba, raramente rintracciabile nei gruppi indie ed evitano l'ostentazione tipica dei gruppi hard 'n' heavy: la voce di Van Champlin è intensa, cupa e sottilmente malinconica, ma altresì energica e rabbiosa, il suono è granitico con furiosi assoli di chitarra, cambi continui di tono e volume che squarciano il variegato tessuto ritmico, e gli echi di Black Sabbath e Doors non intaccano l'originalità del risultato.
Alieno e familiare, nello stesso istante, il disco si apre con "Skell Skull", un criptico e possente rock ricco di riff ossessivi alla Kyuss, cori gotici e squarci di psichedelia che si modellano su una melodia minimale, "Swell" rallenta e sospende l'atmosfera attraverso suoni metallici e spettrali accordi di chitarra, frantumandosi contro la struttura rock 'n' roll e boogie di "White Hands".
Spiazzati dalla triade iniziale, ci addentriamo nel cuore pulsante dell'album, quattro brani in bilico tra blues, psichedelia e post-rock.
"White Mice" parte con due note di blues ripetute all'infinito e poi si trasforma in un mix di funky e southern-rock; nove minuti di psichedelia, garage-blues per "Sun On Sun", accompagnati da un tono più dimesso della voce e una deliziosa sequenza di accordi di tastiere e hammond dall'effetto lisergico e sognante. "Tell Me About", tra incursioni blues e organo alla Ray Manzarek, conduce l'ascoltatore verso il delirio, con un testo visionario e angosciante, mentre la conclusiva "The Brush Burned Fast" è un vero capolavoro, una chitarra acustica e la voce ancora mutevole ricamano note preziose, mentre spettrali inserti sonori annullano l'apparente solarità del brano.
Il nuovo album "Maker", programmato per i primi mesi dell'anno, sarà sicuramente uno degli eventi del 2009. Non fatevi trovare impreparati: i Pontiak sono più di una promessa, non suonano una musica nuova ma lo fanno come pochi hanno fatto prima, e mostrano di sapere già come sviluppare questo meraviglioso insieme sonoro.
"Sun On Sun" è un album eccellente, in cui la tecnica incontra l'ispirazione che conferì dignità alla musica rock dei primi anni 70.
11/02/2009