P. O. S.

Never Better

2009 (Rhymesayers)
hip-hop

Per prima cosa le basi. Grezze, sporche, tagliate con l'accetta: cataste di sample che chiamarli lo-fi è fare un complimento. Colate harsh noise, bassi pompatissimi sgranatissimi fuzzatissimi, mazzate di batteria che manco i Led Zeppelin. Tipo i Uochi Toki, ma più cattivi. Tipo i Dälek, ma fissati coi Napalm Death e non coi My Bloody Valentine. Ritmi sbagliati, strappati, accostati lasciando enormi buchi tra un beat e l'altro. Il cut'n'paste in tutta la sua violenza sonica.
Eppure, di quando in quando, affiora qualche scintilla soul. O un sintetizzatorino, o un mezzo accenno funky: nel tritarifiuti può finire tutto. Ci finiscono fruscii di vinile e organo da chiesa, jazz pulitino, pezzi di chissà quale colonna sonora.

Ne escono anche cose pop. Oltremodo pop. Tipo "Goodbye" o "Low Light Low Life", con sample appiccicosi, rime orecchiabili, gran ritornelli. E un bel groove massiccio e (tutto sommato) educato.
Il più delle volte, però, prevale il gangsta flow modello carrarmato. Con rime serratissime, procede al ritmo di 400 sillabe al minuto o giù di lì. Un campo minato metrico il cui ruolo si scambia spesso con quello delle basi: "Purexed" è un tappeto rap su cui germogliano e poi sbocciano cristalli elettronici. In "Get Smokes" la voce è costretta a nuotare contro incursioni funky in un mare spazi bianchi che la lascia orfana di ogni appoggio ritmico.

Frastagliati, accidentati come sono, i pezzi funzionano. Non vivono di solo fattore sorpresa. "Graves" parte agguerrita e mantiene la tensione attraverso tutti i cambi d'atmosfera. La title track invece la assembla strato su strato: prima le percussioni a scandire l'esatto contrario di quel che un ritmo hip-hop dovrebbe essere, poi un brusio di chitarra, la voce, il piano carico di eco, una raffica secca di batteria, una nenia alla Subtle... Torbida, tortuosa, riassume il mood del disco. Magma che scalpita, si placa, riesplode. E quando sembra sopito in realtà attende, saturo di inquietudine.

P.O.S., al secolo Stefon Alexander, è di Minneapolis. Già attivo in progetti punk/hardcore e nel collettivo hip-hop Doomtree, giunge ora al suo terzo album solista, aiutato da molti ospiti. Di "Never Better" esiste anche la versione strumentale, a testimonianza della cura dedicata alle basi.

09/10/2009

Tracklist

  1. Let It Rattle
  2. Drumroll (We're All Thirsty) [ft. Doomtree]
  3. Savion Glover
  4. Purexed
  5. Graves (We Wrote the Book)
  6. Goodbye
  7. Get Smokes [ft. Jessy Greene]
  8. Been Afraid
  9. Low Light Low Life [ft. Sims, Cecil Otter & Dessa]
  10. The Basics (Alright)
  11. Out of Category
  12. Optimist (We Are Not for Them)
  13. Terrorish [ft. Jason Shevchuk]
  14. Never Better [ft. Judah Nagler]
  15. The Brave and the Snake / Handmade/Handgun [ft. Astronautalis]

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