Sinenomine

Spartenza

2009 (Incipit Records) | folk, tradizionale

Nato per iniziativa del chitarrista-compositore Alessandro Girotto, il progetto Sinenomine (cui contribuiscono in maniera fondamentale la cantante Ilaria Patassini, detta Pilar, e il percussionista Fulvio Maras) è impegnato nella definizione di quella che gli stessi protagonisti definiscono come "etnia immaginaria".

"Spartenza" è disco dove, quindi, convergono fonti disparate, soprattutto quelle provenienti dal Sud Italia: dai versi nomadi degli emigranti e carrettieri siciliani fino alle villanelle cinquecentesche. Tra brani tradizionali e composizioni originali, l'ensemble romano attualizza, dunque, un percorso secolare, grazie anche all'uso non secondario della modalità jazzistica dell'improvvisazione e a un sofisticato gusto per il contrappunto.

E' un'opera, questa, in cui allora necessariamente il tempo fa sentire tutto il suo peso: nella sua collisione con l'oggi, però, ci sono spunti sonori che mirano dritto negli occhi il futuro. "Spartenza" è termine siciliano che indica il distacco, l'allontanamento doloroso da qualcosa o da qualcuno. Ne sono diretta celebrazione composizioni quali la title track e "LeMetamorfosi", dove la splendida voce di Pilar troneggia in mezzo a equilibrismi strumentali ariosi e mai sopra le righe (è il caso anche della deliziosa "Vulumbrella"), sapientemente orchestrati con arguzia direi quasi "pittorica".

A certe soffuse atmosfere molto care a Egberto Gismonti fanno riferimento, invece, "Perduto" e "Rua de Saudade", momenti in cui la malinconia sfiora le corde più lacerate dell'anima, così come, d'altra parte, succede in "Lusitania", universo incantato dai toni chiaroscurali in cui si percepisce una certa ascendenza Madredeus. Su di un versante completamente opposto, ecco invece la radiosa, raggiante danza di "Solaria", gli ardori popolari e le mutazioni new age di "Camminante" (qualcuno si ricorda degli Oregon?) e la magia inebriante di "Tango de Esperanza".

Il viaggio attraverso i secoli è un viaggio fatto di memorie assopite che si destano con poco, di emozioni che non vacillano mai, conservando tutta la loro straordinaria energia descrittiva. Emozioni che i Sinenomine (compagine completata da Luca Casadei alla fisarmonica, Marco Ceccato al violoncello e alla viola da gamba e da Stefano Cesare al contrabbasso) hanno imparato a conoscere in solitudine ("Soliloquia"), risalendo le vette della memoria, passando per la desolata, addoloratissima "A lu bene mie" (che rispolvera il culto del cantautore Matteo Salvatore, artista dimenticato ma le cui parole avevano una forza evocativa davvero fuori dal comune), fino a giungere all'origine della canzone napoletana con la villanella di "Canto delle lavandaie del Vomero" (1250 circa!), con superba prova vocale di Pilar.

Brividi nascosti tra parole e suoni che sono l'essenza stessa di un popolo. Brividi di una poesia sonora che continua a essere un passo avanti. Perché certe emozioni non muoiono mai. Magari, sì!... nascoste tra stradine buie e strette come le labbra di vecchiette che restano di guardia tra mura polverose, conservando nel cuore i i mali dei morti.

(05/03/2009)

  • Tracklist
  1. Vulumbrella
  2. LeMetamorfosi
  3. Perduto
  4. Lusitania
  5. Camminante
  6. Soliloquia
  7. Solaria
  8. A lu bene mie
  9. Tango de Esperanza
  10. Rua de Saudade
  11. Canto delle lavandaie del Vomero
  12. Riturnella
  13. Spartenza

 

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