Perse per strada le parentesi graffe, Bill Baird non ha di certo smarrito la voglia di continuare a fare dischi.
Se l’eccellente “
Bright Blue Dream”, spesso e volentieri, andava a toccare con mano l’invisibile consistenza di regni ultra-mondani, “Gold Dissolves To Gray” è un lavoro complessivamente “terreno”, ancorato a un’idea di pop psichedelico che, anche se non disdegna, in casi sporadici, l’aiuto di strane sostanze per mettersi in contatto con realtà parallele, mantiene intatta l’idea di un percorso a ritroso tra i labirinti della memoria musicale del musicista texano.
In questi meandri, incontreremo, dunque, i
Beach Boys in gita negli studi di VanDyke Parks (“Fishtown”) o in un prato con i
Beatles, a guardare gli aerei fuggire via (la deliziosa “Rivers Of Babylon”), le chitarre che, subdolamente, lasciano emergere spettri
Byrds-iani in “Our Dreams Did Weave A Shade” o le nostalgiche visioni dei
Pink Floyd oltre l’incedere scanzonato della
title track.
E’ un disco d’altri tempi, “Gold Dissolves To Gray”. Un disco che va a pescare il country e lo tinge di soul in “Civil War”, di
western nell’
upbeat di “Sandy My Love”, lasciandolo, poi, fare il disinvolto, con il banjo a guidare le danze, in “Hill Country Smog”. C’è anche posto per una ballata pianistica che sa di Randy Newman (“Pocketful of Debt”) e per il
vaudeville (“Garden Of Eden”, “Green Truck”).
Non ai livelli dei dischi precedenti, ma un ascolto lo merita comunque.