Ritorna finalmente a far parlare un po’ anche di sé il brillantissimo trio originario di Bath (ma di domicilio londinese), dopo l’apprezzabile riscontro internazionale ottenuto con il precedente e secondo album, “Derdang Derdang”, dato alle stampe dalla Domino nel 2006. Prodotto con l’aiuto del maestro del Dfa pensiero Tim Goldsworthy, “Coconut” ci consegna l’immagine mossa e non sempre chiaramente decifrabile di una band cambiata in maniera abbastanza netta e sorprendente, negli anni trascorsi lontano dalle luci accecanti della ribalta mediatica.
Se il punto di partenza degli Archie Bronson Outfit era infatti rappresentato fino a ieri da un noise-blues deragliato a suon di graffi crampsiani e sevizie autoinflitte di marca Gun Club, nel nuovo album il marasma detritico e rigurgitante del trio tende per lo più a solidificarsi attorno a un’idea di psichedelia catatonica e come in trance spersa e giaculante, puntellata da cadenze funk stortissime eppure subdolamente ammagliatrici (si ascoltino le danze slittanti di scheletri Dfa nelle magistrali coreografie di pezzi come “Shark’s Tooth”, la notevolissima “Hoola”, degna degli Mgmt, o ancora la princeana “Chunk”, tutta bassi, latex e bollicine, forse punto più alto dell’intero lavoro).
Tutto intorno corre il cratere di un torrido blues satanico che scava e trivella le proprie voragini di significato (“6.1 You Have A Right To A Mountain Life/ 6.2 One Up On Yourself”, o l’iniziale “Magnetic Warrior”) in una crosta spessa di rumore distorto beefheartiano e rottami sonori calcinati. In questa malta vischiosa e ribollente si scorgono schegge di esorcismi sabbathiani (“Harness (Bliss)”), residui industriali intossicanti, e frantumi dei Fall e dei Birthday Party (“Run Gospel Singer”) più batterici e infettivi.
Eppure alla caduta inesorabile negli inferi dell’autoannientamento, corrisponde la china di un possibile risalita verso la grazia di un’estasi superiore, come ben dimostrato dalle struggenti ballate “Hunt You Down” e “Bite It & Believe It”, che vanno a suggellare un album di sicuro valore per una band sempre più profonda, libera e personale.