Curiosa uscita in formato Ep per la Southern Lord, punto di riferimento per le pubblicazioni a carattere oscuro/estremo. Curioso più che altro il connubio, denominato "BXI", tra lo storico
vocalist dei
Cult e il fenomeno giapponese
Boris: due potenziali garanzie in quanto a espressività e suono possente, ben oltre i comuni
riff in stile anni 80.
Le chitarre del trio nipponico si fanno subito riconoscere per profondità, ma appaiono fuori contesto nel tentativo di conciliare i loro tonfi
stoner e le esigenze ritmiche dell'hard rock, fatto di accordi più brevi e diretti. Astbury gioca in casa e - nonostante i quasi cinquant'anni sulle spalle - non incontra particolari ostacoli, se non nella conclusiva "Magickal Child" nella quale i gorgheggi del cantante distolgono l'attenzione dalla marcia solenne degli strumentisti, decisamente più a loro agio; niente più, comunque, della normale amministrazione che si richiede ad artisti del suo calibro.
Il brano più riuscito sembra in definitiva essere "Teeth And Claws", energico ma misurato sui due collaboratori. Molto meno accattivanti invece "We Are Witches", troppo simile agli stanchi
Iron Maiden dei giorni nostri, e la
cover di "Rain" dei Cult, timidamente cantata dalla chitarrista Wata. Un'occasione tristemente persa, viste le carte messe in gioco.