Una premessa (soprattutto per i fanatici del peer to peer): lo “Smile” di cui vi apprestate a leggere la recensione è quello della Southern Lord. Attenzione quindi, perché ne è uscita una versione giapponese a cura della Diwphalanx, che a quanto si dice sembra sia molto più noise-electronic oriented. Sul retro del promo in mio possesso, leggo tuttavia che anche qui collaborano Stephen O' Malley (Sunn0))), KTL) e Michio Kurihara (Ghost, White Heaven, The Stars), per cui la differenza dev’essere nel mixing dei pezzi piuttosto che nella composizione in se, come più o meno si afferma anche nella press sheet della Southern Lord.
Detto ciò, i Boris sono una grande band, anche se non tutti paiono essersene accorti. Poco male.
Ecco, i Boris sono tra i pochi a dare ancora un senso all’hard-rock – con tutte le virgolette del caso ovviamente – in questo primo scorcio di nuovo millennio, e questo “Smile” ne è testimonianza vivida e, soprattutto, vitale. E dimostra inoltre il notevole eclettismo della band, che riesce a passare dal drone-rock all’heavy-metal, dalla psichedelica al noise con estrema facilità.
Sì, veramente buono il disco, a partire dal blues acido di “Flower Sun Rain”, cover dei connazionali Pyg (comprato Japrocksampler? Forza, non lasciatevi pregare), passando per l’hair-metal ottantino delle supersoniche “BUZZ-IN” , “Laser Beam” e “Statement”, e finendo in gloria con il pezzo senza titolo, un bulldozer doom psichedelico che si trascina imperturbabile per oltre quindici minuti.
Potrebbe essere il trampolino di lancio per un’affermazione commerciale. Speriamo.
04/05/2008
Le ipersoniche bordate heavy del trio giapponese
L'ennesimo lavoro di riciclo post-moderno di Wata e compagni
L'infaticabile macchina trita-generi sbandiera il suo lato più atmosferico
L'inarrestabile terzetto giapponese nel suo disco più antologico
Per il venticinquesimo anno di carriera, i giapponesi tornano alle origini e regalano un album scuro e senza compromessi
A due anni da Dear, il ritorno degli storici alfieri del suono estremo nipponico
Il companion di "NO" è un album atmosferico e onirico
Il trio giapponese celebra i trent'anni di carriera con il terzo appuntamento della serie "Heavy Rocks"
L'assordante autocelebrazione della band, sempre per il trentennale, rievoca il sound di inizio carriera
Lo sforzo congiunto delle due band, all'insegna di volumi assordanti e distorsioni feroci
A un anno da "Love & Evol", lo scatenato ritorno del terzetto giapponese
Una fonderia di suoni tra club e dissoluzione
La cantautrice cariota lega passato e presente della sua terra in un disco dall'anima fortemente poetica
I canadesi tornano con un lavoro solido e maturo
Vent'anni dopo, la musicista americana riprende in mano il fortunato esordio
A due anni da "Sulle ali del cavallo bianco" confermata la svolta cantautorale dell'artista di Ivrea
Il diario di bordo in chiave soul jazz del duo inglese contro i mali della modernità
Ennesima lezione di classe e stile dall'ultima imperatrice del Mali
Ritmi grind alla ricerca degli Oblomov del Ventunesimo secolo