YU SU - Foundry

2026 (Short span)
ambient dub

Nata a Kaifeng, in Cina, e cresciuta a Vancouver, Yu Su costruisce la sua musica nell’interstizio tra mondi. “Foundry”, secondo album, nasce da progetti scritti per il Mutek del 2025, festival di Montréal dedicato alla musica elettronica; ma è il trasferimento a Londra a spostare il suo asse verso il dub e il minimalismo techno: territori che frequenta da dj ma che qui trova il modo di fare propri. Il titolo non è casuale: per lei la fonderia è uno spazio condiviso dove materiali diversi si fondono in qualcosa di nuovo; un’idea che si riflette anche nel visual del disco: “Non stratificazione lineare, ma orizzontale”, ha dichiarato, “come intrecciare fili metallici, dove alla fine emerge una sfera granulosa”. L’album declina questa logica in una sommatoria di elementi sintetici, granulazioni dub e suoni di provenienza fisica: ne nasce un amalgama che si muove tra attimi fluttuanti, stomper da pista e quell’introspezione che è il suo marchio di fabbrica.

 

I brani si insinuano come flussi senza climax, una rete su cui costruire un ecosistema di ricerca sonora e asimmetrie ritmiche. La voce è un elemento che Su non esita a disporre: trattata in forma di loop e manipolata tramite filtri ed effetti spaziali, oppure lasciata in spoken word modellato da macchine senzienti, altre volte sciolta e spuria in un salmodiare che perde i contorni; ne nasce un intreccio di mantra percussivi e nenie perdute dal carattere metamorfico. L’opera trova la sua forza soprattutto nella differenza tra i momenti vocalici e una fitta sezione di strumentali, con un cambio di umori che segna la personalità cangiante della producer. A differenza di altri lavori di Short Span, etichetta di Sheffield in prima linea nella rinascita del dub techno, “Foundry” affronta territori più materici: non una rielaborazione di quanto già sedimentato dai Basic Channel, ma una ridefinizione che spinge il genere verso altri margini.

 

“Sunless”, costruita con Memotone, porta i segni del film Sans Soleil di Chris Marker: nessuna sincronizzazione tra strati, tutto scivola e si stratifica senza risolversi. “One Place After Another” vede i Seefeel, tornati con il loro primo album in quindici anni, portare la loro chitarra dub-shoegaze su una struttura che rimane però tutta sua. “Ripe Fruits”, ispirata al dipinto “The Garden of the Hesperides” di Frederic Leighton, chiude il disco come punto di sintesi tra l’identità del debutto e la nuova strada intrapresa. La morbidezza timbrica regge una presenza costante di frequenze sottocutanee, ma qualcosa scivola quasi nel vaneggio; e la title-track resta il nodo centrale: più formulaica, meno intensa delle texture profonde che caratterizzano quasi tutto il resto. Il cantiere è aperto e i materiali ci sono: manca ancora la fusione completa.

16/06/2026

Tracklist

  1. 1. 1 A Jewel feat. Dip In The Pool
  2. 2. 2 Sunless feat. Memotone
  3. 3. 3 Cul De Sac
  4. 4. 4 Foundry
  5. 5. 5 One Place After Another feat. Seefeel
  6. 6. 6 Wanli
  7. 7. 7 Os Cionn
  8. 8. 8 Ripe Fruits