A due anni di distanza da “Sulle ali del cavallo bianco”, Marco Jacopo Bianchi prosegue il proprio percorso evolutivo verso una forma di songwriting via via più distante dalla liberatoria cassa dritta espressa in “Cosmotronic”, quando il titolare del progetto Cosmo sdoganò con successo l’idea che si potesse fare cantautorato pop di alto livello contaminandolo con la cultura rave e portandolo dentro i club. Dalla sua Ivrea continua a osservare il mondo con un certo distacco e oggi Marco sceglie di riscoprire le origini, la purezza, “la fonte”, per mezzo di una scrittura in grado di concretizzare il ritorno verso il formato canzone più “classico”. Il processo è realizzato (come nel caso dell’album precedente) in coabitazione con l’amico fraterno Alessio Natalizia, alias Not Waving, pronto a fornire suggerimenti determinanti sulle scelte stilistiche, contribuendo a ridurre, sin quasi ad azzerare, gli elementi di matrice clubbing.
Il “vecchio” Cosmo si scorge ancora in “Ogni giorno / Ogni notte” (che fa un po’ Raf), così come nella coda di “Sboccia un fiore”, ma nel 2026 le scelte vanno verso altre direzioni: un rito di purificazione collettiva che si consuma fra la morbida psichedelia di “Incanto”, i risvolti soul di “Totem e tabù”, il minimalismo bucolico di “Tornare alla fonte”, l’intimità familiare di “Per mio fratello” scritta con Achille Lauro (che ha chiesto di non essere accreditato). Ascoltate con attenzione “Ciao”, validissima e coraggiosa sintesi fra Kraftwerk e Lucio Battisti, la dimostrazione di come sia possibile fare ricerca sonora anche dialogando con il grande pubblico. Battisti, è lui il riferimento più evidente del nuovo pop d’autore firmato Cosmo, che alterna beat e chitarre acustiche, linee melodiche memorabili e vocoder. Marco mette da parte qualsiasi soluzione prevedibile per rimettersi in gioco, per ricercare l’essenza, rischiando, e ne esce – finalmente – cantautore con la C maiuscola, in un disco che tratteggia la strada, in maniera netta, in attesa del lavoro definitivo.
14/06/2026