LERO LERO - Lero Lero

2026 (Black sweat)
avant-folk

Il disco d’esordio del collettivo siciliano dei Lero Lero si insinua in quella frattura che separa lo stereotipo dalla tradizione culturale più autentica, ma soprattutto in quel momento di sublimazione della musica popolare atta ad offrire al pubblico un insieme di prototipi tanto familiari quanto funzionali ad una generazione di artisti che ha posto l’attenzione più sulla valenza socio-politica che non sul substrato rurale e contadino alla base di tutto.

 

Fabio Rizzo (chitarra), Donato Di Trapani (tastiere) e Alessio Bondì (voce principale) hanno trascorso gli ultimi quattro anni pescando nella storia musicale della propria terra, setacciando l’Archivio  Sonoro Siciliano del ‘900, nonché rispolverando il tipico canto polifonico delle liturgie sacre, ma quel che rende unica l’operazione dei Lero Lero, è l’aver contaminato il tutto con aspre sonorità di sintetizzatori, riff taglienti e vocalità rozze quanto autentiche e viscerali.

La scelta del gruppo di inserire in copertina il mitico coccodrillo del mercato della Vucciria di Palermo è un’ulteriore conferma della volontà di avvalersi di una narrazione dove passato e presente si fondono, fino a diventare un unico linguaggio. Elettronica, rock e musica microtonale (si quella resa famosa dai geniali Angine De Poitrine) sono le principali fonti di contaminazione di un album che rielabora antichi canti rurali e sonorità arcaiche, alternando sacralità pagana (la disperata preghiera di un ragazzo che ha perso la madre “Com ‘haiu A Fari”), ad un  vorticoso groove di synth, tamburello e voci modulate su struggenti armonie sicule (“Franculina”).

L’attenzione alle fonti e l’approccio contemporaneo è decisamente brillante, nel pieno rispetto della tradizione orale siciliana i Lero Lero decifrano musica e parole con sonorità innovative e moderne, ma quel che stupisce è l’affascinate resa finale che resta incantevole anche senza conoscerne le premesse, un brano come “Bedda Ca Cantari Mi Sintisti” rielabora il suono dello scacciapensieri con sonorità aspre e rituali che seducono grazie all’incedere ipnotico e alla splendida sintesi sonora.

La tensione cresce notevolmente con “Salinai”, la voce di Alessio Bondì quasi stride nel rievocare le grida dei raccoglitori di sale, un misto di gioia e disperazione che racconta la difficile realtà dei lavoratori, la cornice musicale è delicata e ricca di pathos, lo stesso pathos che anima le più gioiose trame del canto d’amori e tradimenti di “Cuori Ri Canna”. Voci filtrate e sonorità cadenzate con pagana sacralità fanno da sfondo al desert-blues di “Monrealesi”, un brano sottolineato da sonorità arabe, ma anche in questo caso la tradizione è il pretesto per azzardi sonori ammalianti, come il pulsante suono del basso che tiene alta la tensione in “Aieri Ci Passava”, un brano che scardina ulteriormente qualsiasi velleità folkloristica del geniale progetto dei Lero Lero.

 

Mancano ancora molti mesi prima del consuntivo di fine anno, ma non credo che sarà facile scardinare l’album del trio palermitano dal vertice dei dischi più innovativi dell’anno in corso. Un solido e autentico affresco di una grande tradizione, quella siciliana, che i Lero Lero ravvivano con esuberanze vocali (“Ova Nichi”) e struggenti poesie popolari (“Ninna Nanna – U Viersu”), consegnando al pubblico un inatteso capolavoro.

11/06/2026

Tracklist

  1. 1. Com'haiu A Fari
  2. 2. Franculina3.
  3. 3. Bedda Ca Cantari A Mia Sintisti
  4. 4. Salinai
  5. 5. Cuori Ri Canna
  6. 6. Monrealesi
  7. 7. Aieri Ci Passava
  8. 8. Ova Nichi
  9. 9. Ninna Nanna (U Viersu)

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