Il polistrumentista campano Enrico Falbo (già nelle fila dei Lamia e attualmente ne Il Cielo di Bagdad) con i suoi autoprodotti “Canti Silvani” realizza pressoché in solitaria un interessantissimo poemetto sonoro in bilico tra tentazioni cameristiche e un sinfonismo acustico dai contorni cinematografici, sullo sfondo di un recupero deciso di retaggi folclorici. Servendosi di una variegatissima strumentazione (che da corde assortite arriva a suoni più esotici) le composizioni raccontano l’universo ossianico di forze naturali e primigenie, permeate da un oscuro paganesimo silvestre, che oscilla costantemente tra orfismi medievali e fragranze mediterranee. Il risultato somiglia a un lungo mantra iniziatico e ad un delicatissimo rituale conoscitivo che dai Dead Can Dance arriva all’attualità di Efterklang, Dirty Three, Sigur Rós o Balmorhea.
25/10/2010
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