Jakob Dylan

Women + Country

2010 (Columbia) | songwriter, folk

Il cuore e la terra: per Jakob Dylan è questo ciò che conta nella vita. "Women + Country". Non tanto una sorta di professione di fede conservatrice, quanto piuttosto il tentativo di andare alla riscoperta delle cose di cui davvero non è possibile fare a meno: un luogo a cui appartenere e un legame a cui affidarsi. "Sono l'inizio e la fine di tutti i nostri sforzi, proattivi o reattivi che siano", afferma deciso.
Alla seconda prova solista dopo la lunga avventura con gli Wallflowers, il rampollo più noto di casa Dylan riparte dall'essenzialità folk del precedente "Seeing Things", arricchendone la trama con nuove tinte e più profondi chiaroscuri. Merito soprattutto della produzione come al solito impeccabile di T Bone Burnett, vecchio amico di famiglia e già alla consolle nel fortunato "Bringing Down The Horse", che conferisce al disco un'atmosfera non troppo distante da quella offerta un paio d'anni fa al John Mellencamp di "Life Death Love And Freedom". Jakob Dylan, dal canto suo, conferma quanto messo già in mostra in passato ma, giunto ormai alla soglia dei quarant'anni, sembra continuare a fermarsi sempre un passo prima del guizzo decisivo.

A segnare in maniera più marcata il clima del disco sono i fiati da funeral band di "Lend A Hand", che mette in scena un ombroso cabaret degno del Joe Henry di "Blood From Stars", con cui non a caso condivide una parte essenziale del cast (dalla chitarra di Marc Ribot alle percussioni di Jay Bellerose). Le fanno eco le cupe nubi da fine del mondo di "We Don't Live Here Anymore", ricamata di banjo ed echi di sonagli.
Se tutto il disco fosse stato a questo livello, avrebbe probabilmente potuto seguire le tracce dell'ultimo Elvis Perkins nella direzione di un songwriting dal sapore sanguigno e notturno. In più di un episodio, invece, Jakob Dylan preferisce adagiarsi tra le rassicuranti braccia della ballata roots, come nei fregi di pedal steel e fiddle di "Nothing But The Whole Wide World", scritta inizialmente per Glen Campbell: "mi vedo come un tradizionalista", confessa senza remore, "mi piacciono le cose tradizionali, con una sostanza e un valore provati".

Lungo quasi tutto il disco, al fianco di Jakob Dylan si alternano le voci di Neko Case e Kelly Hogan, che ingentiliscono i contorni dei brani con i loro controcanti: è il caso delle avvolgenti "Down On Our Own Shield" e "Yonder Come The Blues", in cui lo sguardo si rivolge all'inevitabile modello di Emmylou Harris. Registrato quasi un anno fa a Los Angeles, "Women + Country" appare segnato dall'impronta di T Bone Burnett persino nella sua gestazione: è stato proprio il produttore, infatti, a chiedere che il lavoro si concentrasse in un solo mese. "Lavoro meglio con una deadline", spiega Dylan, "se T Bone mi avesse detto di tornare dopo un anno e mezzo, mi sarebbe occorso un anno e mezzo per scrivere queste canzoni".
Jakob Dylan sembra rivestire per un attimo i panni dell'autore di "One Headlight" per indovinare in "Truth For A Truth" la melodia pop più sinuosa, con gli eleganti fraseggi di Marc Ribot di nuovo in evidenza. Il punto di riferimento di questo secondo capitolo solista rimane però ancora una volta lo Springsteen acustico, dalla morbidezza di "Holy Rollers For Love" all'aria di danza popolare di "They're Trapped Us Boys".

Con una copertina che sembra presa di peso da qualche pubblicità Marlboro anni Ottanta, non c'è da stupirsi che sia il classico tema del viaggio a dominare l'album: un viaggio la cui mèta sembra smarrita da troppo tempo, eppure continua a far sentire il morso della nostalgia. "It's a book of blank maps / That we're using to get us there", canta Dylan in "Holy Rollers For Love", per poi affidare la domanda più pressante ai fiati scuri della conclusiva "Standing Eight Count": "In which direction are we going?".
Sono le parole di una madre a indicare la strada in "Nothing But The Whole Wide World", una madre che invita a rialzare lo sguardo verso un orizzonte che si perde nell'infinito: "God wants us busy, never giving up / He wants nothing but the whole wide world for us".

(19/04/2010)

  • Tracklist

1. Nothing But The Whole Wide World
2. Down On Our Own Shield
3. Lend A Hand
4. We Don't Live Here Anymore
5. Everybody's Hurting
6. Yonder Come The Blues
7. Holy Rollers For Love
8. Truth For A Truth
9. They're Trapped Us Boys
10. Smile When You Call Me That
11. Standing Eight Count

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