Little Annie & Paul Wallfisch

Genderful

2010 (Southern Records) | art-rock

Dopo una serie di nobili collaborazioni, Crass e Coil su tutte, e alcuni fragili e originali album nei tardi anni 80 sotto il nome di Annie Anxiety Bandez, la poliedrica artista americana è ritornata alla musica nel 2007 sotto la produzione di Antony Hegarty con l’album “Songs From The Coal Mine Canary”, che le ha fruttato un successo internazionale grazie al brano “Strange Love”, utilizzato in un commercial della Levi’s.

Il nuovo album, registrato ancora una volta con Paul Wallfisch, ricompone la sua passione per il teatro (Annie recita e dipinge) con atmosfere da opera brechtiana e liriche malvage che sposano il decadentismo di Lou Reed con l’ambiguità mitteleuropea di Marc Almond.
La sua ultima tournée con l’ex-musicista dei Soft Cell deve aver stimolato il suo lato più drammatico e melò, in “Genderful” è inoltre evidente una maggior coesione sonora nonché una brillante ispirazione che contagia anche gli ospiti del duo.

Oscuro, ricco di malsano humour, intenso e amabilmente frivolo, l’album offre una serie di indimenticabili ritratti di uomini e donne, sono giocatori, bevitori (“Carried Away”), travestiti senza fissa dimora (“Adrianna”), fumatori incalliti (“In The Bar Womb”), poeti e letterati travolti da insane passioni (“Zexy Zen Like Zage”), sono storie poco ordinarie (“Suitcase Full Of Secrets”), storie di solitudine senza malinconie (“Because You're Gone Song”)  raccontate con toni agrodolci e gotici.

Paul Wallfisch sembra aver trovato la chiave giusta per vestire le liriche di Annie e per sottolineare al meglio le particolari inflessioni vocali dell’artista. “Tomorrow Will Be” apre l’album con una giostra di suoni e colori dall’effetto sognante, mentre “Because You're Gone Song” vede scivolare sull’intro di piano archi teneri e fluttuanti mentre il suono della tromba trascina via tutto con leggerezza. Altro miracolo è il fenomenale incontro tra cabaret, disco anni 70 e rap in “Billy Martin's Requiem”, tra sample, cori beffardamente sixties e un ritmo sensuale che seduce, irresistibile.
Nell’universo sonoro di Annie rivivono la disco di Sylvester ma anche il flamenco di Leroy Gomez, ed ecco deliziose atmosfere latine in “The God Song”, e un eccellente ragtime (“Cutesy Bootsies”) reso ancor più prezioso da uno dei testi più sarcastici dell’album ("Non leggiamo i giornali perché sono deprimenti, e sono pieni di parole che non capiamo, non siamo così noiosi,  e quando non sappiamo come spendere soldi corriamo a fare yoga, parlando a voce alta sul nostro cellulare, per fare progetti...").

Sfarzoso, ironicamente arrogante, musicalmente nobile e stimolante, “Genderful” è il miglior album di Little Annie, tra valzer intrisi di soul (“Carried Away”), citazioni di Edith Piaf (“Adrianna”) e armonie degne di Jacques Brel nella suggestiva e deliziosa “Suitcase Full Of Secrets”, resta ben poco spazio per la mediocrità. Anche le due ballate per piano e voce (“In The Bar Womb” e “Zexy Zen Like Zage”) non sfigurano al confronto dei classici.
Il vero miracolo di “Genderful” è la sua estrema flessibilità tra arte, poesia, teatro, musica, un mix vitale privo di superbia intellettuale.

(29/05/2010)



  • Tracklist
1. Tomorrow Will Be
 2. Miss Annie Regrets
 3. Suitcase Full Of Secrets
 4. Billy Martin's Requiem
 5. In The Bar Womb
 6. Because You're Gone Song
 7. Cutesy Bootsies
 8. Zexy Zen Like Zage
 9. Carried Away
10. The God Song
11. Adrianna
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