Silver Columns

Yes, And Dance

2010 (Moshi Moshi) | dance pop

Finalmente svelata l'identità dei Silver Columns. Silver chi? Beh, in effetti nessuno deve sentirsi in obbligo di conoscerli, dal momento che sono al debutto e  che i loro nomi sono stati celati per mesi: oltre che a lungo segreti, risultano anche sconosciuti ai più. Però loro hanno annusato la possibilità e ci hanno provato: improvvisarsi novelli Residents nell'era di Facebook (sono in grado di dirvi a che ora la mia vicina di casa farà le pulizie solo perché il suo "a cosa stai pensando" arriva ben prima del rumore del battipanni) ha un che di eroico. Per la serie, cosa ci si inventa per reclamare attenzione in mezzo al traffico da girone infernale di un mercato impazzito che sforna nuove proposte come fossero brioche. Però valli a beccare, 'sti due. Adem Ilhan, professione bassista, ha un passato da post-rocker a fianco di Kieran Hebden - aka Four Tet - nei Frigde, mentre Johnny Lynch è il cantante scozzese titolare del marchio soft pop The Pitcish Trail, ovvero, trame un bel po' distanti da quelle proposte qui.

Prima che il duo venisse volontariamente allo scoperto se n'erano dette di tutti i colori: lo scorso anno, infatti, è uscito il singolo(ne) "Brow Beaten" e la ridda di ipotesi accostava al progetto i nomi Alexis Taylor degli Hot Chip (del cui socio Joe Goddard appartiene, guarda caso, la remix version), quando non addirittura Jimmy Somerville o Andy Bell degli Erasure. Troppo navigata quella traccia con sequencer-lama metallica in crescendo da urlo, effetti speciali degni delle cangianti paillettes indossate da Sylvester e gridolini tipici dei Bronski Beat per appartenere a dei parvenu del ballo elettronico: c'era tanta consistenza dietro al preteso inganno.
Tuttavia, nella musica come nel poker, il bluff può funzionare al massimo per una mano, e in quella puoi adoperarti con il mestiere e la buona sorte, che se ti va di lusso vai ad allungare la già pingue lista delle one-shot band che lastrica la strada del pop. Che Lynch e Ilhan ne fossero consapevoli lo scopriamo ascoltando "Yes, And Dance": va bene la ruffianaggine, va bene shakerare con dovizia la lezione degli Hot Chip, però se alla chiamata mancano le canzoni, ti saluto. E qui le canzoni ci sono. Nessun bluff, solo dieci ottimi pezzi che hanno l'aria di essere stati in gran parte composti con approcci tradizionali e solo successivamente vestiti con gli abiti del synth-pop. Una bella sostanza, ben oltre una forma che porterà gli snob a non provare neppure a grattare la mal tollerata vernice (ricorsi di un genere i cui dischi importanti sono al massimo "rivalutati" in tempi successivi a quelli sospetti, che invariabilmente coincidono con l'uscita), e i caciaroni a ballarli come una qualsiasi tunzata che permetta di dare un senso ai cocktail ingurgitati.

A parte la già citata "Brow Beaten", a cui non manca nulla, ma proprio nulla per replicare il successo radiofonico che fu di "Blind" degli Hercules And Love Affair, si apprezzano le cascate di vocoder nell'edulcorato drum 'n' bass di "To Wake You" (ma qui si ritroveranno anche gli estimatori dei Postal Service di "Give Up"), il passo senza incertezze della title track, i sapori sparksiani di "Always On" (con l'animaccia di Moroder annessa) e una composizione che convince anche quando i bpm rallentano e le atmosfere si fanno più suadenti ("Columns" e "Heart Murmurs", quest'ultima in zona Omd). Il tutto senza tralasciare un certo coraggio nelle scelta dei suoni (metallici, saturi, trasfigurati) e strutture ritmiche che passeggiano sulla corda di un'orecchiabilità affatto banale: si pensi all'incedere nervoso di "It Is Still You" o al clapping che si impossessa del nuovo singolo "Cavalier".

Disco easy solo in apparenza, che non mancherà di dare grosse soddisfazioni agli appassionati del genere ma che, con i dovuti ascolti,  potrebbe persino contagiare tutti gli altri.

(02/05/2010)

  • Tracklist
  1. Cavalier
  2. To Wake You
  3. Yes, And Dance
  4. Always On
  5. Brow Beaten
  6. Columns
  7. Warm Welcome
  8. It Is Still You
  9. Heart Murmurs
  10. Way Out 
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