Sonnets

Western Harbour Blue

2010 (Despotz Records) | pop

Rinfrescanti e auspicati come un temporale agostano, ecco The Sonnets da Malmö, Svezia. This is new cool, signori, né più né meno. In lodevole ossequio a una tradizione gloriosa, svolazzamenti di look annessi, questi cinque giovanotti scandinavi ostentano i loro amori tutti e subito: The Style Council, Prefab Sprout, e "l'ultimo turno di servizio di Jimmy Connors contro John McEnroe a Wimbledon nel 1982" (così recita la stringata nota presente sul sito della label). Solo che esistono due modi per coltivar passioni: segretamente, cercando di passare inosservati, oppure gridandole forte al mondo senza mediazione alcuna. E il nostro quintetto non lascia troppi dubbi su quale strada abbia scelto.

Scordatevi l'indie-pop dominante dei quattro lustri trascorsi, quello che pure molti di noi amano e che tuttora resta vivo e pulsante. Esso, infatti, esprime un immaginario deliziosamente sghembo, certo orientato a canovacci melodici, ma nel contempo a debita distanza dai (per lo più) ben vestiti padri putativi venuti fuori tra la fine degli anni 70 e lungo gran parte degli anni 80 (new pop prima, new cool poi): così indie-pop fa spesso rima con lo-fi, magari con accenni di shoegaze, o con un'elettronica non troppo cesellata. Una t-shirt, un paio di jeans sdruciti e via, sembra essere il leitmotiv che impatta sui tanti nomi eccellenti del genere, con quel filo invisibile che unisce lo storico catalogo Sarah Records alle recentissime folgorazioni di Ariel Pink, passando per gli svedesi Radio Dept. (e tanti altri ancora, ovviamente): inglesi, americani e, come si vede, nordici che si confondono reciprocamente le carte. Tutte dinamiche che non sembrano riguardare The Sonnets, i quali, oltre a quanto sopra, rinunciano persino all'altra inclinazione dei giorni nostri, riconducibile alla psichedelia sixties, per gettarsi anima e corpo in un viaggio che ha come unica fermata la Gran Bretagna dell'era Thatcher e le romantiche istanze della sua raffinata e ben vestita working class musicale.

Tra Wimbledon e l'America's Cup, imbarcati verso i miraggi di placida voluttà di Rio o Bahia, i ragazzi innalzano un'ode al benessere delle nostre orecchie, ultraleggera e sfrecciante come un catamarano da sogno. Alzano il servizio e schiacciano di rovescio sotto rete (ascoltate le irresistibili "No Hollywood Ending", con la sua esplicita citazione ai violini di "Love's Theme" della Love Unlimited Orchestra, o "New Fire In The City" per farvi un'idea), piroettando alla stregua di un Borg con gli Scritti Politti in cuffia, tra sfumature di blue-eyed-soul vagamente caraibico e pennellate di cool-funk in dolcevita e mocassini ("The Blue Train", un brano a dir poco programmatico). Il lavoro di minuzioso studio compositivo e di frizzante riattualizzazione dell'epopea new-pop & cool britannica, messo a punto da questi cinque giovani stilisti delle note, ci coglie così del tutto alla sprovvista e (finalmente) disarmati. I secondi Orange Juice di "Rip It Up", il Weller revanscista della controriforma neosoul degli Style Council, che volta le spalle alle barricate fumanti di una guerriglia punk già persa in partenza, e ancora gli Haircut 100, i Prefab Sprout, gli Housemartins e gli Aztec Camera: la band di Malmö, con gusto sopraffino e arguzia ammiccante, scrosta e rimesta tale immaginario sommerso (e rimosso) dal fondale di oblio in cui si era silenziosamente sedimentato, sollevando un polverone di luccicante godimento (cosa sono infatti "Lost Without You Ever Since" o "Everybody's On A High"?).

"Western Harbour Blue" riempie il bicchiere mezzo vuoto dei nostri pomeriggi con le bollicine pop di uno champagne intriso di antichi e inebrianti sapori, che molti di noi avevano accantonato in chissà quale anfratto nascosto della memoria. I Sonnets vanno così ad aggiungersi, portandosi quasi subito in testa, a quella flottiglia di piccole band inestimabili che veleggiano spedite, cannocchiale alla mano, tra gli atolli più esotici della geografia pop, in cerca di tesori nascosti e isole vergini. Isole in cui certamente avevamo già albergato, ma che torniamo volentieri a visitare.

(27/08/2010)

  • Tracklist
  1. No Hollywood Ending
  2. Sebastian Said
  3. The Blue Train
  4. New Fire In The City
  5. Lost Without You Ever Since
  6. The Blues And The Vows
  7. Everybody's On A High
  8. Seaside
  9. Psalm For Summer
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