Credevate che il post-rock fosse morto e sepolto? Magari eravate pure contenti? Bravi, complimenti: l'avete fatto incazzare, e ora è tornato per farvi il culo.
No,
La Cosa non ce l'ha nello specifico con voi. Manco vi vede. Una volta evocata, procede modello carrarmato calpestando ogni cosa che incontra. Macina e tritura: divora, e fagocitando apprende quel che gli serve per evolversi. I droni, le distorsioni degli
Isis, i calcoli di
Meshuggah e
Dillinger Escape Plan; perfino qualcosa dei
Battles è entrato nel suo Dna.
Sostanzialmente, però, è un ritorno a "Futureworld".
Vocoder alieni,
beat programmati, vampate
psychhardprog per un flusso titanico e
sci-fi; un monolite alla "2001: Odissea nello spazio", imperscrutabile ed efferato.
Il suono è algido, meccanico. Disumano. Nei crepitii di synth e
flanger, però, sembra di scorgere le fiamme e i boati silenziosi di qualche astronave in avaria. Tipo VNV Nation: il clima è quello marziale e desolante di uno Star Wars
cyberpunk, canto epico di una specie che non può più arrestare la sua metamorfosi in
Cosa post-umana.
Una transizione violenta, che riporta i
Trans Am a quello che sanno fare meglio: pestare. A nove album dall'esordio, la tecnica del terzetto si è affinata, ha raggiunto una precisione chirurgica. Non ci sono più colpi fuori tempo nello
Juggernaut kraut-
zeppeliniano che scandisce il ritmo, e ogni rimbombo, sferzata di synth o pausa momentanea è perfettamente calibrata per massimizzare la sezione d'urto.
Non illudetevi di reggere l'impatto: "Thing" vi stenderà.