Yamon Yamon

This Wilderlessness

2010 (Tendervision) | alt-rock

Confuso nel marasma di uscite che ogni giorno si rovesciano a secchiate dalle instancabili fauci del sottobosco dei blog, l'esordio degli Yamon Yamon rischiava e tuttora rischia di passare inosservato. Se così fosse, sarebbe un peccato, perché questo trio di Stoccolma ha costruito in ben dodici mesi di registrazione qualcosa di realmente valido. "This Wilderlessness" parla agli amanti del pop-rock tout court, ai "ricercatori di musica", al pubblico dell'indie duro e puro... Sa soddisfare più di un palato: basti vedere come ci si sposta, in qualche secondo, dal delizioso abbraccio di "No Depression" alle giocose evoluzioni di "The Darker Place".

L'"assenza del selvaggio" con cui si può, un po' maldestramente, tradurre il titolo di questo lavoro non è un generico appello ambientalista, come si potrebbe temere, ma una dichiarazione d'intenti sul modo di intendere la musica. Eleganti e rifiniti (e qui l'anno intero di registrazione si fa sentire in un suono davvero inebriante) come nelle notti di Chicago dei Sea And Cake di "Oui", i pezzi di "This Wilderlessness" si susseguono tra le sincopi jazzate dei succitati padrini ("Fast Walker" in primis). Lo stesso stile del cantato del frontman Jon Lennblad ricorda quello soffice e understated di Sam Prekop e, infine, le due band condividono il passato da post-rocker.
Allo stesso tempo, i giovani svedesi tradiscono un'immediatezza emozionale ("Two Sides") che li porta a veleggiare dalle parti del Gibbard più ispirato, il cui gusto per la canzone pop cangiante e vagamente adolescenziale rivive in "This Wilderlessness" ("Wang Lee", "High Class"). Un'attitudine che li porta a superare con estro e freschezza l'"abbottonatura" di certo sound chicagoense, infondendo euforia in ognuna delle secche rullate, in ognuno dei nervosi strumming. Ne è mirabile esempio "No Depression" che, da tipico motivo Sea And Cake, si tramuta progressivamente in gioioso, nordico (Loney, Dear probabilmente) trotterellio uptempo.

L'apertura, affidata a "Alonso", sa già conquistare col suo limpido hook à-la Dirty Projectors, con la pulizia dell'esecuzione rivestita del riverbero pungente in sottofondo. Ma è in "Wang Lee" che la band svedese sfodera un asso pigliatutto, con un rivolgimento di chitarra che prende alla gola e toglie il respiro, nel suo dibattersi sinuoso di impronta krughiana. Con questo pezzo gli Yamon Yamon dimostrano inconfondibilmente che la ricerca della canzone pop complessa e di presa nel contempo è ampiamente nelle loro corde.
Più di una volta, inoltre, le evoluzioni chitarristiche ("African  Nights") possono rimandare a certe espressioni della scena canadese (Broken Social Scene in particolare). Quest'ultima ritorna prepotentemente nell'introduzione cavalcante di "High Class", sorta di tributo alla pop-wave di stampo Arcade Fire, confermando il feeling dei Nostri col Canada.

Appurato in tutti i modi possibili e immaginabili che questi ragazzi hanno studiato a dovere, resta da verificare se sia possibile rintracciare ciò che gli Yamon Yamon possono offrire di personale, di riconoscibile come proprio. In questo senso, probabilmente le cose si fanno più complicate. E' vero, come sostiene la loro casa discografica, che in loro sopravvive, al di là del tributo alla scena di Chicago, un'attitudine pop tutta scandinava. Quest'ultima emerge in "African Nights": coinvolgente, sognante motivo prima e suadente, romantica mareggiata semi-slocore poi, tratteggiata al pianoforte per un totale di otto minuti. Su questo aspetto della personalità pare comunque ci sia ancora qualcosa da limare, ma di tempo gli Yamon Yamon ne hanno finché vogliono. Nel frattempo ci godiamo le canzoni: anche di queste ce ne sono in abbondanza, in "This Wilderlessness", e questo non è da tutti.

P.S.: l'album può essere ascoltato in streaming qui.

(08/02/2010)



  • Tracklist
1. Alonso
2. Wang Lee
3. No Depression
4. The Darker Place
5. Two Sides
6. African Nights
7. Fast Walker
8. Every Plane Is An Adventurer
9. High Class
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