Asobi Seksu

Fluorescence

2011 (Polyvinyl) | shoegaze-pop

Giustamente da considerarsi dei veterani della scena revivalista americana, gli Asobi Seksu avrebbero col loro quarto album in studio, "Fluorescence", la possibilità di presentarsi al pubblico - in rare volte come adesso affamato di queste sonorità, probabilmente - e dire: "Noi abbiamo il know-how e vi faremo vedere come si fa".
Invece il duo di New York, dopo l'uscita intermedia di "Rewolf", in cui avevano ripresentato propri brani riadattati in veste quasi totalmente acustica, sforna un disco smussato, nel quale ogni residua caratteristica dei Nostri (già tacciabili di non spiccata personalità) si dilava in un accavallarsi di effetti solo a tratti convincente.

A farne le spese è, in primo luogo, la voce della Chikudate, che pare in netta difficoltà nell'ergersi al di sopra del wall of sound sintetico che sovrasta il suo esile falsetto da ninfa intrappolata (prescindendo naturalmente dalla considerazione che un suono opprimente è fatto per opprimere). Un esempio viene dall'iniziale "Coming Up", in cui la cantante giappo-americana si ritrova letteralmente sommersa dalle mareggiate chitarristiche, invece di guidarne il sollevarsi. Come farebbe, senza andare troppo lontano, una Legrand, il cui successo è piuttosto richiamato da questa nuova uscita degli Asobi Seksu.
Una scelta - d'arrangiamento e di produzione - che in realtà deprime la sostanza del disco, che avrebbe decisamente avuto altra fortuna, senza questa virata verso un appiattimento sonoro. "Fluorescence" non è, in effetti, un disco povero, in cui le carenze compositive vengono mascherate dal suono, dallo stile. È un disco di melodie delicate, che evoca il fruscio di una metropoli al risveglio: decisamente avrebbe sortito miglior risultato un corredo sonoro meno invadente (in particolare  dal batterista, Larry Gorman, quasi compiaciuto) ma, magari, più attento a sottolineare certi passaggi (come avveniva, con miglior sorte, in "Citrus", ad esempio), senza annegare il tutto in un complesso indistinto.

Non solo motivetti indie-pop camuffati ("Trance Out", "Sighs", "Perfectly Crystal"), ma anche interessanti divagazioni, come "Leave The Drummer Out There", che, da esercizio Cocteau Twins, s'innalza in un crescendo un po' smarrito in uno schematismo che non lascia spazio alle emozioni. Sono proprio queste ultime a mancare a "Fluorescence": vuoi per la banalità delle soluzioni, vuoi per la scarsa complementarietà tra la Chikudate e l'abito sonoro e stilistico prescelto. Più che un buco nell'acqua, un'occasione persa.

(07/02/2011)

  • Tracklist
1. Coming Up
2. Trails
3. My Baby
4. Perfectly Crystal
5. In My Head
6. Leave The Drummer Out There
7. Sighs
8. Deep Weird Sleep
9. Counterglow
10. Ocean
11. Trance Out
12. Pink Light
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