Asobi Seksu

Citrus

2006 (Friendly Fire Recordings) | shoegaze, dream-pop

L’estetica shoegaze nell’ultimo decennio ha perlustrato diversi settori del panorama indie, quel riff tanto celestiale quanto angosciosamente noise è sbucato un po’ da tutti i pori, al punto da rigettare nel calderone tutti i suoi arditi  progenitori, come da buona consuetudine ciclica dei circuiti alternative di mezzo mondo.
Il riassorbimento “sognante” dell’ondata nostalgica di natura shoegaze-iana ha coinvolto prima i lidi del rock fino a dislocarsi gradualmente verso altre sponde: dall’electro-clash all’odierna cotta techno, stabilendo man mano una nuova metamorfosi nella più celebre contemplazione podistica del rock; in sostanza, è cresciuta la volontà di (ri)alzare lo sguardo verso l’alto attraverso melodiche dream-pop di collaudata propulsione.
In Oriente tale predisposizione non poteva che mietere nuovi e accanitissimi seguaci, sia per l’attrazione storica verso ogni forma di digressione celestiale, sia per le simpatie mai nascoste dell’universo sonoro propriamente jappo verso il modello gaze-iano.
"Citrus" è un po’ il piccolo "Treasure" di questa nuova trasposizione tecnica.

“Pink Cloud Tracing Paper” delinea in toto l’accorpamento smanioso dei singoli strumenti nella strutturazione media delle dodici tracce, accattivandolo come il vecchio lupo del bosco: l’ugola d’argento di Yuki Chikudate è in progressiva alternanza alle avance granitiche del basso, l’attitudine è sempre quella di deturpare la sfumatura d’accompagnamento con accordi lievemente tediosi, sovrapponendola al cantato paradisiaco attraverso un equo numero di decibel (“New Years”); nulla di nuovo sotto il sole, tutto già sentito, eppure l’incanto è sempre dietro l’angolo.
Il punto di forza degli Asobi Seksu è la variazione melodica in costante aggiornamento, un manierismo garbato, orientaleggiante, che struttura ogni singolo pezzo.
Niente è lasciato al caso, le svariate esplosioni di chitarra che si susseguono nella parte centrale della quasi totalità dei pezzi non hanno metodiche autoreferenziali, ma perseguono un incastro ben preciso all’interno del puzzle.

"Citrus" è zeppo di canzoni/caramelle capaci di addolcire gli animi, basti riascoltare fino alla saturazione completa “Thursday” per dare una svolta all’apatia di turno, all’intoppo del momento, alla noia del caso. Fantasiose contrazioni ritmiche si schiantano con forza quasi sferzante, con un tocco gentile (“Strawberries”), un piglio più ragionato, ma mai domo, ricopre ogni frangente di “Strings”, ancora ricolma di rumore tagliente. La capacità di personalizzare suoni ormai canonizzati, come già accennato in precedenza, è un valore aggiunto di questa band, le canzoni scorrono dirette, sincere, la banalità rifugge e non c’è ombra di ripetizioni. Perché se la cavalcata elettrica di “Red Sea”, con un finale sicuramente apprezzato dai fanatici del noise-rock, si colloca al limite del genere (lo shoegaze, s’era capito, no?), il pop sognante à-la The Glee Club (i fratelli sfortunati dei Cocteau Twins) di “Goodbye” crea interessanti collegamenti con la gloriosa ondata di cesellatori provenienti dal paradiso che perversavano nella realtà indipendente più o meno 15 anni fa.

Uno xilofono, celestiale nel suo suono tintinnante, si defila, arricchendo quella perla che è la seguente “Lions and Tigers”, ancora capace di incastrare nelle sue interiora suoni appena metabolizzati. Destabilizzazioni solenni sanno di vuoto e pienezza contemporaneamente, con un fare toccante (“Nefi+Girly”); svanisce lasciando una traccia quasi deflagrante la penultima, onirica, “Exotic Animal Paradise”. Il gelido senso d’angoscia che opprimeva l’ascoltatore scompare, come un soffio di vento scandaglia un mucchio di foglie, e conduce alla fine: una piccola goccia di spensieratezza (“Mizu Asobi”) spezza la melodia, e accompagna al silenzio.

Quei giorni lunghi e tristi che si creano attorno a una primavera incerta, si adattano quasi senza volerlo a un pugno di confessioni così sincero, i pensieri fluttuano, si disperdono, aderiscono a filastrocche mascherate da canzoni, decadenti come una chiara notte di luna.

  • Tracklist
1. Everything Is On
2. Strawberries
3. New Years
4. Thursday
5. Strings
6. Pink Cloud Tracing Paper
7. Red Sea
8. Goodbye
9. Lions And Tigers
10. Nefi+Girly
11. Exotic Animal Paradise
12. Mizu Asobi
Asobi Seksu su OndaRock
Recensioni

ASOBI SEKSU

Fluorescence

(2011 - Polyvinyl)
La coppia newyorkese rimane appigliata al proprio revival shoegaze

ASOBI SEKSU

Hush

(2009 - One Little Indian)
Il dream-pop mutante del quartetto nipponico

ASOBI SEKSU

Rewolf

(2009 - Polyvinyl)
La rivisitazione in chiave acustica del repertorio del gruppo di New York

Asobi Seksu on web