Gary Numan

Dead Son Rising

2011 (Mortal Records) | darkwave

"Mamma, guarda... c'è un uomo dietro la finestra!" "Vieni via, fai in fretta!" Come un reietto, un redivivo Vlad privato di titoli, un solitario senza possibilità di scelta o magari per scelta, dal passato e dal presente controverso, dai trionfi conditi dal dileggio alle sconfitte in serie accompagnate dagli applausi. Numan è un isolato che si crogiola nei suoi fantasmi, nell'insicurezza. Un finto alieno prima, un extraterrestre oggi, contro voglia ma guardato con rispetto. E scrutato alla lontana. Fino al disinteresse che circonda la sua stretta attualità.

Lui lo sa, anziano replicante dai circuiti ancora freschi ma come tali non riconosciuti. E lo grida tra le righe, in maniera scoperta, quasi infantile: la speranza, "Resurrection", la battaglia orgogliosa, "Into Battle", "For The Rest Of My Life", la certezza pessimistica di riprese abortite, "The Fall". C'è un che di religioso nelle invocazioni del primo re del synth-pop, un grido di dolore sommesso, come se fosse coperto da una sordina e da funesti presagi resi sullo spartito da una coltre di rumori elettronici, brumosi, glaciali, senza sbocco, come chiusi da un'armatura metallica che provoca asfissia.
"Dead Son Rising" continua a cibarsi di materia popolare ("Big Noise Transmission", la capacità intatta di creare il ritornello giusto, l'apertura ariosa, il celebre passo di danza, il possibile hit che nessuno sembra aver voglia di ascoltare) ma la trasfigura, come se il titolare sotto sotto se ne vergognasse, la contamina, la sporca, la deturpa. E quella voce, uno dei marchi di fabbrica della gloriosa tradizione post-punk britannica, che suona meno spiegata, meno ammiccante, meno accattivante. Un disperso che recita un mantra continuo, rincorso da battiti ritmici che corredano l'atmosfera di sensazioni oniriche ("We Are Lost").

Una disperazione senza freni che coglie impreparati, ma anche di sorpresa tra le maglie di un'architettura sonora quasi ambient jazz, un silenzio brutale e delicato allo stesso tempo che cresce e affonda come una lama nel buio, nei lentissimi rintocchi di piano e nell'apparentemente grezzo accompagnamento acustico della reprise di "For The Rest Of My Life"; e sembra che Numan la canti direttamente dallo scantinato. Un'opera dove la sua arte si fa sempre più minimale, dove l'alternanza tra chiari e scuri si spinge sempre più verso questi ultimi, dove si manifesta in maniera scoperta una propensione al sinfonismo, ovviamente mai esaltato. Una sensazione di oppressione che si sblocca proprio in coda, nel plumbeo pianoforte di "Not The Love We Dream", che pare quasi omaggiare le colonne sonore del cinema muto, musica da camera che squarcia per un attimo le nubi e dona serenità a un paesaggio tardo autunnale. Quando le foglie cadono e Gary Numan (r)esiste.

(09/11/2011)



  • Tracklist
  1. Resurrection
  2. Big Noise Transmission
  3. Dead Sun Rising
  4. When The Sky Bleeds, He Will Come
  5. For The Rest Of My Life
  6. Not The Love We Dream Of
  7. The Fall
  8. We Are Lost
  9. For The Rest Of My Life (Reprise)
  10. Into Battle
  11. Not The Love We Dream Of (Piano Version)
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