Jane's Addiction

The Great Escape Artist

2011 (Capitol) | rock

Un caro saluto mio caro Perry. Un semplice cenno di commiato, la parola addio mi fa star male. Neanche un rimprovero, non perché non te lo meriteresti, ma perché non mi va di perdere ulteriore tempo. Mi permetto solo qualche riga legata alla nostalgia, ai ricordi adolescenziali. Quelli di un quindicenne che sfogliava avidamente la copia appena acquistata di Rockerilla, durante l'ora di religione e leggeva di gesta malsane sotto le stelle della California, in quel di Los Angeles, dove "non c'è bisogno di avere un tetto sopra la testa, basta sdraiarsi in qualche punto dell'infinita spiaggia e poi tutto arriva di conseguenza". E la fantasia si alimentava sui racconti delle azioni sporche, al limite del criminoso di quelli che parevano quattro cavalieri dell'apocalisse, maligni, sciagurati, decadenti, truccati, ambiziosi, protagonisti di un assalto, un panzer però elegante e morbido, aperto a mille influenze, sperimentale, come dei Roxy dell'heavy metal.

Non era un gruppo rock quello dei Jane's Addiction, era il paese delle meraviglie inaccessibile ai più, un progetto di vita, una vita sempre al limite. E mi ricordo quando sostavo inebriato nei pressi dell'edicola all'uscita da scuola e acquistavo una copia di Rockstar e dentro c'era la recensione di "Nothing's Shocking", firmata da un Alberto Campo interdetto, insicuro su quale posizione prendere, ma intanto capivi che quella poteva essere la frustata giusta per l'imminente stagione invernale. Chi sono, cosa vogliono da noi? E allora si telefonava all'amico appassionato, un vorticoso scambio di opinioni che si allargavano e via alla ricerca del vinile, della cassettina, di una fortunosa registrazione radiofonica. E te le immaginavi quelle rime, quelle accelerazioni, le urla belluine, le carezze acustiche. E ricordo quando dal vetro dell'edicola apparve la tua faccia Perry, antiestetica, colorata di blu, decine di orecchini, quella bocca enorme, sparata sulla copertina di Ciao 2001 e dentro c'era tutto, il riassunto e qualcosa di più: "Siamo qui per cambiare una generazione, come fecero gli Stones", Farrell è un laureando in medicina, Navarro è la sintesi perfetta tra Jimmy Page e Tom Verlaine, eredi di Lou Reed e dei Velvet, Perkins e il batterismo tribale memore della lezione di Ginger Baker, Avery che incrocia trame funky con l'ombrosa profondità del post punk, i Jane's sul palco non suonano si sacrificano, si gettano in pasto, trasudano malattia, non sono il futuro del rock, sono il presente, qui e ora e se non ve ne accorgete siete degli zombie. E vi meritate Bon Jovi. E allora ti sentivi a posto: non mi piaceva Bon Jovi e dovevo solo trovare qualcuno che mi facesse ascoltare sti dannati Jane's Addiction. Poi arrivò "Ritual De Lo Habitual", i concerti italiani, l'esibizione milanese di inizio autunno 1990, la diretta radiofonica su Rai Stereo Uno, Mixo con il microfono in mezzo alla baraonda che pogava, il salotto di casa che diventa per un paio d'ore territorio per immaginari stage diving.

Poi la fine, conseguenza di una vita vissuta a 3000 all'ora, chitarre sbattute in faccia, insulti, progetti solistici anche rimarchevoli, un improvviso spirito imprenditoriale che fa capolino, l'università che incombe sulle sorti dell'ormai cresciuto fan. Era finita. Vent'anni fa. Invece no. Arriva "Strays" ed è una bazzecola, un disco rock, anche ben fatto e basta. Una cartolina ingiallita. Ed è finita di nuovo. Invece no. Ecco "The Great Escape Artist", un sotterfugio, una scappatoia, un tranello in cui si cade come dei cretini. E mentre scorre per la settantesima volta (annoiata) la sequenza dei "nuovi" dieci brani ti accorgi che stai perdendo tempo, che non ti rimane niente perché non c'è niente. Una fotocopia della fotocopia: la classica ugola acuta e vagamente orientaleggiante di Perry, le chitarre stratificate di Navarro, la batteria infaticabile di Perkins. Tutto intorno una coltre di suoni elettronici che ti fanno sembrare attuale, ma non senza tempo come accadeva l'altro ieri. Rispolveriamo un brand storico, facciamo leva sui ricordi, sulla simpatia (Cosa?! Ma stiamo scherzando?!), tiriamo su qualche bel dollaruccio, facciamo come i Bon Jovi. Leggi i titoli delle canzoni e ti scappa un sorriso: "Underground" (ah che tempi, quei tempi), "Irresistible Force" (ah che tempi, quei tempi), "End To The Lies" (grande autoironia). Che beffa Perry. Che presa per i fondelli. Ma forse anche stavolta hai battuto tutti: con "The Great Escape Artist" hai attuato l'ennesima grande fuga per la vittoria, ora i Jane's hanno completato il cerchio, dopo aver raggiunto picchi di qualità eccelsi si sono superati anche nel toccare il fondo. Un record difficilmente eguagliabile.

(20/10/2011)

  • Tracklist
  1. Underground
  2. End To The Lies
  3. Curiosity Kills
  4. Irresistible Force
  5. I'll Hit You Back
  6. Twisted Tales
  7. Ultimate Reason
  8. Splash a Little Water On It
  9. Broken People
  10. Words Right Out Of My Mouth
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