I due vi riescono facendo dialogare nastri, chitarre e dispositivi elettronici, che vanno a modellare un suono circolare e granuloso. Siamo dalle parti del minimalismo statico di Phill Niblock ed Eliane Radigue, ma in “Chasm Achanes (Huge Abyss)” c’è di più, nel senso che c’è qualcosa di malsano. È come se le imponenti cattedrali isolazioniste dei due master del minimalismo fossero divorate nei buchi neri dei Sunn O))). Così la struttura portante del drone viene man man arricchita da una selva di microtoni e risonanze cupe. La staticità e la ripetitività dei pattern contribuisce a corroborare il senso di alienazione, tuttavia intorno al ventiseiesimo minuto il suono si arricchisce di nuove frequenze, che lo rendono ancor più granuloso e opprimente.
Il climax orrorifico viene raggiunto intorno al trentesimo minuto, quando sembra di essere con la testa all’interno di un vespaio. Gli ultimi quattro minuti sono invece una camera di depressurizzazione. Ancora una volta è interessante osservare come un tale dispiego di tecnologia venga impiegato per produrre suoni così allucinanti e atmosfere che sembrano evocare paure ancestrali e istinti di sopravvivenza. Forse l’inferno dantesco è qui sulla terra.
05/02/2011