Trail Of Dead

Tao Of The Dead

2011 (Richter Scale / Superball Music) | alt-rock

Ci sono sempre piaciuti i Trail Of Dead, soprattutto quando estrassero dal cilindro quel capolavoro di "Source, Tags And Codes", disco fondamentale nello sviluppo dell'indie-rock meno scontato e, purtroppo, meno popolare degli ultimi dieci anni. Un disco dalla forza insindacabile, tanto da riuscire a strappare uno dei pochi 10.0 che Pitchfork abbia mai assegnato, evento che nel 2002 era considerato molto più che una certificazione di qualità assoluta.

Poi la band ha girato un po' a vuoto, licenziando lavori non sempre completamente a fuoco, ma infischiandosene di strizzare l'occhiolino alle mode del momento o di cercare il pezzo facile, generando altresì flussi di idee spesso complessi, a volte persino difficilmente catalogabili. Due anni fa, "The Century Of Self" tornò a mettere d'accordo la critica imperante, e oggi la band texana è ben rappresentata da "Tao Of The Dead", decisamente in linea con i loro migliori standard produttivi.

 

L'ardore e l'effetto sorpresa generati da "Source, Tags And Codes" sono inesorabilmente non più proponibili, ma quello di Jason Reece, Conrad Keely e soci resta un progetto alt-rock importante, sporcato dalle solite venature prog, stavolta non particolarmente invadenti, e relegate nel polpettone finale di oltre sedici minuti "Strange News From Another Planet". Dal lato opposto del disco si parte con l'arrembante "Pure Radio Cosplay", un ibrido garage di rara efficacia che si posiziona a metà strada fra Rolling Stones e Oasis.

Al solito, i Trail Of Dead manifestano un'innata capacità di maneggiare suoni e situazioni diverse, pronti a mediare magniloquenza e punk attitude, come nel caso di "Summer Of All Dead Souls".

 

Ma è dall'esplorazione della parte centrale, dalla quarta alla decima traccia, che si colgono i frutti più prelibati disseminati da questi signori di Austin. Trattasi di una sequenza snella, tra le più fruibili da loro mai realizzate, per di più con (finalmente) l'oramai insperato frutto della sintesi, tanto che in questo segmento dell'album si resta praticamente sempre sotto la soglia dei tre minuti.

Composizioni apparentemente rilassanti, ma ricche di tensione che vibra sotto pelle, pronte a slanciarsi in frammenti nervosi, se non addirittura sonici; strutturate in modo da tuffarsi una nell'altra, andando a comporre una sequenza ininterrotta, per fortuna senza quei fronzoli o quelle inutili pause che costituirono la maggiore pecca degli album più recenti dei Trail. "Tao Of The Dead" prende così quasi le sembianze di un concept, con il raga psichedelico "The Fairlight Pendant" a fungere da ponte per introdurre i fatidici sedici minuti finali, quasi un disco nel disco.

 

Quello dei Trail Of Dead è considerabile un cammino virtuoso, giunto al settimo capitolo (senza considerare una bella manciata di Ep) di una saga che, pur fra alti (molti) e bassi (pochi), ha confermato nel tempo le potenzialità di una band vitale e tecnicamente eccelsa. A pari merito con i Motorpsycho, è considerabile la band più underrated dell'ultimo ventennio. Non perdeteli dal vivo, qualora dovessero passare dalle vostre parti.

(11/02/2011)

  • Tracklist
  1. Introduction: Let Us Experiment
  2. Pure Radio Cosplay
  3. Summer Of All Dead Souls
  4. Cover The Days Like A Tidal Wave
  5. Fall Of The Empire
  6. The Wasteland
  7. Spiral Jetty
  8. How Much Fun
  9. Pure Radio Cosplay (Reprise)
  10. Ebb Away
  11. The Fairlight Pendant
  12. Tao Of The Dead Part II: Strange News From Another Planet
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