Jessica Bailiff

At The Down-Turned Jagged Rim Of The Sky

2012 (Kranky) | songwriter, drone-folk

Artista adusa a processi creativi solitari e ponderati per lungo tempo, Jessica Bailiff ha impiegato ben sei anni, interrotti soltanto dal breve “Since Always”, per ripresentarsi con un nuovo album, quinto della serie ed erede designato di quel “Feels Like Home” che ne aveva trasfigurato in chiave folk l’eterea psichedelia dei lavori precedenti.
Eppure, la lavorazione del disco si è svolta interamente durante lo scorso anno quando, di ritorno dal tour europeo accanto al compagno Mat Sweet, Jessica ha finalmente ritenuti maturi i tempi per distillare, nel suo studio casalingo, idee, suggestioni ed esperienze sedimentate nel corso del suo lungo periodo di silenzio discografico.

Come di consueto, l’approccio di “At The Down-Turned Jagged Rim Of The Sky” è disadorno e diretto, ancorché dalla ricchezza e varietà del suono – da ultimo curato in sede di missaggio da Odd Nosdam – si desume che le sue nove tracce siano il frutto di una produzione estremamente attenta e rigorosa, questa volta tuttavia funzionale a conferire corporeità a spesse atmosfere elettriche. Se infatti le ultime opere e collaborazioni mostravano l’accentuato interesse della Bailiff per rallentate evanescenze acustiche, il nuovo disco la vede tornare a cimentarsi con coltri di feedback e tastiere sinuose, ma anche sviluppare il lato melodico della sua scrittura, in canzoni tanto immediate da risultare, in un certo senso, “pop”.
Elemento saliente del lavoro appare senz’altro da subito l’immediatezza di brani quali “Take Me To The Sun”, i cui pesanti riverberi e l’insistenza della drum machine rinviano addirittura ai Jesus & Mary Chain, e il fulminante binomio finale “Slowly”-“Firefly”, nel quale una briosa circolarità analogica stereolabiana succede quasi senza soluzione di continuità a un’incalzante serie di ipnotici rilanci chitarristici.

A ben vedere, tuttavia, tracce delle fascinazioni folk sono ancora rinvenibili in “At The Down-Turned Jagged Rim Of The Sky”, immerse nelle torsioni elettriche in progressivo ispessimento dell’iniziale “Your Ghost Is Not Enough” o tradotte nell’immateriale incipit pianistico di “Goodnight”, che fa pensare all’”allieva” Annelies Monseré prima di essere spazzato via da un pesante incedere di basso.
La parte centrale del disco si dimostra, invece, più riflessiva e avvolgente, rivelando una certa contaminazione con le inquietudini di Mat Sweet, ad esempio nelle atmosfere spettrali e solenni di “This Is Real” e negli acuminati spigoli elettrici di “If You Say It”. Spazio per la Bailiff più evocativa e incantata si ritrova quasi esclusivamente nella ballata all’organo “Violets & Roses”, il cui incedere ieratico diluisce le fughe (da se stessa) di Kendra Smith, in sognanti derive cosmiche percorse da detriti ritmici uniformi.

Nel complesso, se il primo impatto di “At The Down-Turned Jagged Rim Of The Sky” colpisce per le cascate di feebdack e il pronunciato impianto melodico, è la ricchezza del contenuto sonoro espresso in una molteplicità di sfaccettature a indurre a salutare il ritorno di Jessica Bailiff come una prova di una classe e un’intensità espressiva, che il tempo non ha disperso ma distillato in una variopinta galleria di canzoni compiute.

© Tutti i diritti riservati.

(11/10/2012)

  • Tracklist
  1. Your Ghost Is Not Enough
  2. Take Me To The Sun
  3. Sanguine
  4. If You Say It
  5. Violets & Roses
  6. This Is Real
  7. Goodnight
  8. Slowly
  9. Firefly
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