Cleo T - Songs Of Gold & Shadow

2012 (Folkwit)
alt-folk
La morte

Tutti noi conserviamo con cura il disco o la canzone della nostra vita, ma ora è tempo di mettere da parte quello giusto per il nostro trapasso. Non c'è da spaventarsi, la musicista di origini francesi Cleo T ha trovato il modo giusto per renderci quest'ultimo dolce e gustoso.
John Parish aveva ben chiaro in mente l'esito di "Songs Of Gold And Shadow" quando si è impossessato del banco di produzione, ovvero il murder album che PJ Harvey non aveva avuto il coraggio di incidere, nonché la risposta femminile al capolavoro di Nick Cave.

Cleo T è il folletto, la fata evanescente che ci conduce nei luoghi reconditi in cui abbiamo lasciato riposare i nostri sogni; la paura della morte è l'unica strada per recuperare la forza di misurarsi con la nostra fragilità. Pur abbracciando diverse fonti etniche, la sua musica non può definirsi folk: la paura delle sei corde impedisce all'artista di cimentarsi con la chitarra - ed ecco spuntare piano, arpa, violoncello, mandolino, banjo e altri atipici strumenti, suonati con l'accompagnamento dei cinque componenti della sua band.
Nicolastone e Gregor Autey si prendono cura delle chitarre (acustica ed elettrica) tanto temute dall'artista, mentre Cleo T, come una novella Maria Callas, si esibisce in una rigogliosa fiorescenza vocale, evocando il fantasma di Walt Disney che sorride nascondendosi nel buio.

Le sonorità di "Songs Of Gold And Shadow" hanno il respiro grottesco del circo e la malizia del cabaret: tra valzer e malinconiche ballate, ora suadenti ora inquiete, la musica scorre inusuale e scontrosa, beffandosi delle nostre aspettative. Influenze jazz appena abbozzate danno sfondo alle evoluzioni doo-wop e beat di "We All", mentre dialoghi pluriculturali celebrano matrimoni e funerali, alla maniera di Goran Bregovic, nell'attacco di follia ritmica di "Song To The Moon".
Altrove è tutto tenebroso e ricco di presagi, la lingua italiana enfatizza le atmosfere noir di "Trista Stella", in cui favola e teatro moderno si incontrano e raccontano di lacrime e rimpianti prima dell'ineluttabile, con violoncello e tubular bells a sottolineare la poesia e magia del nuovo gothic.

Non è un album solare, l'esordio di Cleo T. Il suo è un mondo nel quale le ragazze si perdono facilmente tra un batter di mani e legno e un coro distratto ("Little Girl Lost"), o in cui è facile morire senza accorgersi di non aver più il proprio corpo ("Dead And Gone"). Ma ci sono voci, nella nostra testa ("Me & My Ghost"), che, tra una polka e un languido violino, ci aiutano a vincere la paura.
È uno strano mondo poetico, quello che traspare negli undici brani di "Songs Of Gold And Shadow", confinato in uno spazio che con il folk non ha più contatti fisici ma evoca la lettura popolare e fantastica di musicisti come Robert Wyatt e Tori Amos.

Cleo T usa un linguaggio unico e trasversale per comunicarci le proprie ansie: la paura di non poter più amare ("I Love Me I Love Me Not") o di non sentire il profumo dei fiori o il canto degli uccelli ("Colombine"); ma sognare è ancora possibile, e "Whistles In The Night" ripristina una fisicità altrove impercettibile per condurci verso l'epilogo. Il finale, affidato a "Someday My Prince Will Come" (dal film "Biancaneve"), ha un significato terapeutico: sembra che l'artista ci voglia avvisare che tutto è un sogno, che il labirinto in cui ci crediamo perduti ha una via di fuga, ovvero l'amore come risveglio del nostro sentire più arcaico e ancestrale. Tutto suona come un vecchio disco graffiato, e le parole tentano di ridestarci dal limbo prima che sia troppo tardi.

Tracklist

  1. I Love Me I Love Me Not
  2. We All
  3. Columbine
  4. Song To The Moon
  5. Kingdom Of Smoke
  6. Whistles In The Night
  7. Trista Stella
  8. Little Girl Lost
  9. Me And The Ghost
  10. Dead & Gone
  11. Someday My Prince Will Come

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