Edward Ka-Spel

Tanith And The Lion Tree (ristampa)

2012 (Cold Spring) | experimental, psych-ambient

"Feed me, feel my nerves explode galactic in your veins!
You taste my essence...
Does my hot exquisite pain excite you?"
Edward Ka-Spel

Il percorso musicale battuto in solitaria da quel funambolo della voce di Edward Ka-Spel non è mai stato troppo distante da quello della sua creatura più longeva, ovvero The Legendary Pink Dots (senza contare The Tear Garden, progetto creato con Kevin Crompton, aka cEvin Key, degli Skinny Puppy). 
Questa ingombrante formazione anglo-olandese, dedita da più di trent’anni alla creazione di dimensioni spazio-temporali ultraterrene attraverso la ricerca di nuovi approdi visionari alla psichedelia sperimentale, ha saputo incamerare le detonazioni industriali d’oltremanica della seconda metà degli anni 70 e la pressoché contemporanea arroganza new wave d’oltreaceano con un'abilità eccezionale; il tutto elaborando sonorità che hanno deliberatamente surclassato logiche compositive limitanti e che, al tempo stesso, sono rimaste fedeli a un’estetica avanguardistica del tutto personale.

Un’estetica che ha trovato numerose conferme nella sterminata produzione discografica della band e che non è certamente venuta meno quando, nel 1984, Ka-Spel ha inaugurato la celebre collana di pubblicazioni soliste, passata alla storia col nome “China Doll”, con “Laugh China Doll”, appunto. Muovendosi costantemente tra i sentieri di un oscuro synth-pop minimale (accostabile all’intera serie “Chemical Playschool” dei Legendary Pink Dots), il Nostro ha lambito, nell’arco complessivo delle sette release della raccolta, anche le rive dell’astrattismo, non mancando di attingere alle acque alcaline della sperimentazione (come in “Eyes! China Doll”, ad esempio).
“Tanith And The Lion Tree” arriva nel 1991, a un anno dall’esordio omonimo di un altro progetto, “Mimir”, partorito da Christoph Heemann assieme a Edward e Jim O’Rourke e votato ad atmosfere ambient, e quasi in concomitanza con le esplorazioni mediorientali di “The Maria Dimension” dei Pink Dots. La londinese Cold Spring ne ha curato la rimasterizzazione e la ristampa in Cd, seguendo la Spv Poland e la Flesh Eating Ants Records, che per prima ne ha proposto la riedizione in vinile, nel 2002.

La tetra fiaba della piccola Tanith si apre con le fascinazioni orrorifiche di “‘O’ From The Great Sea”, che si dipanano negli accordi di tastiera, magici e struggenti, della title track. Le fosche tinte di drone-music che solcano “Interference” ci guidano ai solenni spasmi elettronici di “Four Out Of Ten”: una visione onirica di danze lussuriose, che riportano alla mente il Kenneth Anger - ispirato da Coleridge - di “Inauguration Of The Pleasure Dome”, emerge dalle profondità abissali di un pianeta esausto e inebria la mente umana di un vibrante desiderio carnale; la voce robotica di Ka-Spel è l’elemento catalizzatore di questo impetuoso vortice emozionale dell’inconscio.

Dopo l’intermezzo dark-ambient di “Loop 1” e “Loop 2”, è la volta di “The Bakersman”, un monile di prog-pop medievaleggiante, con le sue parti di tastiera virata a clavicembalo e il tono inquisitorio di Edward, arricchito da saltuarie sfumature noise.
Con “Prithee”, siamo di fronte a una love-ballad di rara intensità, che ci restituisce a una momentanea tregua dalle turbe dell’anima; le tonalità barrettiane dell’artista riecheggiano limpide e dolenti, accompagnate dai tenui fraseggi della sua tastiera. Le invettive urlate di “Prisoners Of War”, il fugace surrealismo elettronico di “Three Times Daily” e le note autobiografiche, vestite di purpureo misticismo esoterico, di “Hotel X”, ci avvicinano all’epilogo della tracklist originale, contraddistinto dai riflessi para-lisergici di “Phoney War” e dalle malefiche suggestioni post-industriali di “Old Man Trouble”.

In aggiunta, la Cold Spring ci fa dono di tre bonus track, differenti da quelle inserite nella ristampa del 2002 (ovvero, “Diary 11th”, “Diary12th” e “Diary 13th”, ndr). Si tratta, infatti, di una rivisitazione in chiave soft di “Don’t Look ‘Til It’s Gone”, hit dell’album “Travelogue” del progetto Dark Star (creato da Wolfgang Reffert), al quale Ka-Spel ha collaborato nel 1994 scrivendo e prestando la sua voce in tre brani, di una versione marcatamente electro-noise di “Prisoners Of War” e, infine, dell’inedito “Loop 3”.

Tra i consueti, e del tutto fisiologici, alti e bassi di una folgorante e caleidoscopica carriera musicale, qual è tuttora quella di Edward Ka-spel, “Tanith And The Lion Tree” si colloca senz’ombra di dubbio tra le sue tappe artistiche più importanti. E una sua ristampa era più che dovuta.

(18/02/2013)

  • Tracklist
  1. ‘O’ From The Great Sea
  2. Tanith And The Lion Tree
  3. Interference
  4. Four Out Of Ten
  5. Loop 1
  6. Loop 2
  7. The Bakersman
  8. Prithee
  9. Prisoners Of War
  10. Three Times Daily
  11. Hotel X
  12. Epilogue
  13. Phoney War
  14. Old Man Trouble
  15. Don't Look 'Til It's Gone
  16. Prisoners Of War 2012
  17. Loop 3
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