Dopo il botto di “The Best Love Songs”, i Lebowski ritornano con “Propaganda”, cercando posticciamente di assumere una line-up più convenzionale di combo rock, in realtà perdendosi in direttrici demenziali (invero in modo forse un po’ stucchevole) e puntando all’oleografia new wave in modo anche più diretto di prima, una cosa che nel debutto era solo una componente della matassa.
Ad esempio, il caotico pastiche ritmico di “Giovanni Citofonista” mal si sposa con la tiritera pop del canto, al confronto debolissima, idem per “Avevo un Sogno nel Cassonetto”, con uno scenario che cambia ancora (un dub sincopato in veste noir), e “Mutatis Mutande”, sulla carta un anthem in forma di danza bellica e di sarabanda senza posa. In generale, la troppa enfasi sulle boccacce liriche dei testi a tratti volgari distrae dalla musica, che è invece davvero demente.
La band però spara anche petardi che dimostrano come la babele linguistica e stilistica sia ancora nelle loro grinfie. “Sei Uno Sprovveduto”, synth-pop a tripla velocità, sovratoni alla “Transmission” dei Joy Division e citazioni dei B52’s, atmosfera sempre più luciferina, canto multilingua (anche estratti di parlato extracomunitario), potrebbe essere un nuovo classico del dark italico.
“Job Fighters II”, altro ritmo creativo, è un anthem recitato in tono colloquiale (per assonanza primitiva e bambinesca, più che per reale semantica) e chitarrina serpeggiante alla Captain Beefheart. “Bang! Shit! Styling!”, locomotiva techno-pop con nuovi non-sense linguistici, è il momento che più si avvicina al miglior metodo dei Cccp.
A brillare, più che la non-struttura delle non-canzoni, sono soprattutto gli arrangiamenti, sbrigliati quando non pienamente cacofonici, come per “Kansas City”, un canto di robot balbuzienti su battito disco-funk (“That’s the Way I Like It” dei KC & The Sunshine Band), circondato di eventi elettronici allucinogeni e ipnotici, e “Mattia Pascal” ramalama ska-core con sibilo elettronico, sorta di “Modern Dance” per sbruffoni intrattenitori. “Rosso Shocking” è invece più compiacente della sua confusione calligrafica (tenta anche una jam macabra con sax filtrato).
Dalla premiata ditta Franconi-Re-Mancini-Latini, completata in quintetto da Nicola “Nico” Amici (il sax dei Butcher Mind Collapse), la cui dicitura finale mima Velvet Underground & Nico, un disco esilarante d’invenzione, disinibito al punto da confondere i connotati di genere con ogni trucco possibile. Grande scrupolo, quasi sistematico, per la deformazione aliena e al contempo terrestre e assai quotidiana di suoni, voci, impasti di armonie. Produzione, e cori sparsi, di “Ragno” Favero, gorgheggi - in “Sei Uno Sprovveduto” - di Claudia Cingolani. Masterizzato da Giovanni Versari.