Rachel Evans è riuscita nello spazio relativamente breve di quattro anni a ritagliarsi una piccola ma solidissima nicchia tra il numero incalcolabile di giovani musicisti che hanno fatto della rete il luogo privilegiato per la diffusione della propria arte, riuscendo nell'impresa di "farsi un nome" nei territori
ambient, grazie al tam-tam del popolo dei blog ma soprattutto alla quantità notevole di lavori di alta qualità consegnata in questo lustro.
Le intriganti girandole sintetiche della Evans, impegnata nel frattempo con il marito Grant anche dietro lo pseudonimo Quiet Evenings, giungono ora però con quest'omonimo doppio Lp a un livello superiore, a un ambizioso e atteso salto di qualità.
"Motion Sickness Of Time Travel" abbandona definitivamente il concetto di "canzone", che poteva ancora vagamente serpeggiare nel recente "Luminaries & Synastry" e approda a una (non)forma fatta di ampie distensioni droniche, ipnosi analogiche e
vocals reiterati a mo' di mantra a potenziare una volta in più le qualità dolcemente visive e visionarie del progetto MSOTT.
Quattro tracce della durata media abbondantemente superiore ai venti minuti: la Evans rimette a nuovo le navicelle spaziali di
Tangerine Dream e
Klaus Schulze e ci conduce, ammaliati a dovere, alla volta di galassie ignote, dove si percepisce ed interagisce in maniera tutta nuova.
Un viaggio che confonde stavolta più che mai sogno e realtà: "I Am The Universe" dice a se stessa la Evans estasiata nella prima
suite "The Dream",
pièce di ventiquattro minuti popolata di corpi celesti in lenta rivoluzione, spinta da una serie di variazioni gentili che confondono sapientemente sintesi analogica e digitale.
"Summer Of The Cat's Eye", brano interamente improvvisato, è invece un fluttuare abbandonato, galleggiante a mezz'aria tra pianeti e creature raccapriccianti dai colori pastello, mentre la graziosa "One Perfect Moment" si avvicina con i suoi eterni turbinii cosmici alle esperienze contemporanee di
Grouper ed
Emeralds, ancora persa nella
trance: "I can see where we roam, like a dream, I am home".
"Motion Sickness Of Time Travel" si candida a vero manifesto della saga di Rachel Evans, connubio tra irrazionale onirico ed estasi meditativa, richiamo ma antitesi al tempo stesso di un
overdrive interstellare di sonno e chiaroveggenza. Come diceva il saggio, in fondo non è difficile: basta chiudere gli occhi.