Nick Edwards

Plekzationz

2012 (Editions Mego) | free-abstract, experimental

Con tutta probabilità, in pochi saprebbero ricondurre il nome di Nick Edwards a un qualsiasi ambiente musicale. Egli è infatti noto soprattutto come gestore del blog Gutterbreakz, punto di riferimento della scena avantgarde tedesca fino al 2009, nonostante un'attività da musicista prolifica e continua, ma sempre relegata a uscite di carattere minore e su supporti da tempo a suffragio di pochissimi (nastri e musicassette).
Nemmeno con il recente progetto Ekoplekz - dal quale, è bene dirlo, quest'album si discosta ben poco, persino nel titolo - il suo nome era riuscito a circolare più di tanto, ed ecco dunque che a dare una possibilità a Edwards è arrivato Peter Rehberg con la sua sempre più protagonista Editions Mego.

Il disco in questione raccoglie quattro lunghe improvvisazioni, prive di qualsiasi riferimento metrico-ritmico ed eseguite interamente con l'antiquariato hardware più disparato (dai nastri magnetici a distorsori malfunzionanti, passando per generatori d'onda e moduli di synth analogici), nelle quali a regnare sovrana è la più totale libertà d'espressione.
Il risultato sono caotiche odissee sperimentali, composte da arcigne matasse sonore che piovono come meteoriti su un pianeta deserto e disabitato, rifacendosi quasi interamente alle influenze che lo stesso artista cita nel presentare il disco: un misto di siluri industriali e dissonanze cosmiche.

La formula, a dire il vero per nulla nuova, funziona particolarmente bene in almeno metà del lavoro, senza per questo evitare il rischio di arrotolarsi su se stessa e finire con il cadere nella ripetitività. Fulcro dell'album è sicuramente la seconda delle quattro suite, "(No) Escape From '79", che parte amalgamando onde magnetiche per poi distendersi su inquieti tribali e concludersi fra spigolosi fragori calcolati al millimetro, mentre nella terza e un po' autoreferenziale "Inside The Analog Continuum" frammenti vintage provenienti da un Moog Modular ripercorrono con freddezza la "sonica ossessione" dei lavori a nome Ekoplekz.
Gli episodi più statici risultano invece essere l'iniziale "Chance Meets Casually Updown", psicodramma ambientato nel vuoto dove pare di sentire gli Einstürzende Neubauten più "concreti" abbracciare i Tangerine Dream di "Electronic Meditations", e la conclusiva, minimale "A Pedant's Progress", vero e proprio assemblaggio di rumori sibillini vicini all'ultimo Mika Vainio e digressione a cavallo tra non-music e avantgarde pura.

"Plekzationz" è il più classico dei dischi "così ce ne son tanti", definizione applicata a lavori quasi sempre in realtà provvisti di personalità e peculiarità a sufficienza per riuscire a garantire qualità anche in assenza di elementi "nuovi".
E questo tardivo debutto dell'ex-blogger berlinese - da leggersi come un sunto delle precedenti e pressoché sconosciute esperienze - non fa eccezione, brillando di una luce non certo accecante ma prodotta del tutto autonomamente.

(11/09/2012)

  • Tracklist
  1. Chance Meets Casually Uptown
  2. (No) Escape From '79
  3. Inside The Analog Continuum
  4. A Pedant's Progress
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