Steven Severin ha attraversato il mondo della musica dark e wave da protagonista e icona, prima come bassista nei Siouxsie & The Banshees e poi come altra faccia del mitico progetto onirico Glove, fondato assieme a Robert Smith dei Cure.
Da allora, la sua attività ha voluto ricercare un profilo più basso ma non meno elaborato, dedicandosi a tempo pieno alla composizione di colonne sonore. Quest’ultima, dedicata al capolavoro vampiresco di Carl Theodor Dreyer del 1932, segue “Blood Of A Poet” del 2010.
Accolta positivamente dalla giuria del Cameo a Edimburgo, questa terza parte della serie “Music For Silentes” si mostra come uno specchio antico, in cui sporcizia e polvere di secoli s’è addensata a offuscare qualsiasi riflesso della vita, della realtà che lo circonda. Un movimento liquido ed etereo si muove con una lentezza ansiosa e stanca; inseguendo i tempi della pellicola tedesca, Severin imbastisce uno spettacolo dark-ambient tra ombre e sotterranei dimenticati.
Un’omogeneità atmosferica che ritorna più volte su se stessa, chiudendosi in un cerchio continuo di crepuscoli, senza lasciare traccia di un percorso narrativo più complesso o strutturato, e divenendo di conseguenza semplice appendice del film.
Nonostante la chiara capacità tecnica di Severin di orchestrare un teatro oscuro, in cui non si trovano tracce di salvezza e di speranza, “Vampyr” manca di personalità, di forza evocativa ed emotiva in grado di rendere veramente un soggetto in dialogo con le immagini della pellicola. Il risultato è un’opera riuscita nel suo intento di esaltare la capacità evocativa di un capolavoro dell’horror, ma inconcludente nel rielaborare e interpretare in chiave moderna gli incubi che questo che ha rappresentato per la storia del cinema.
28/08/2012