Tender Trap

Ten Songs About Girls

2012 (Fortuna Pop!) | alt-pop

La protagonista di “Train From King’s Cross Station”, il pezzo che apre il quarto album dei Tender Trap, è salita di corsa su un treno che la porta a Glasgow per raggiungere qualcuno senza il quale non riesce a stare. A mano a mano che il viaggio va avanti – scandito dal dolce fragore delle chitarre – veniamo a sapere che la fanciulla non è per nulla sicura di quello che sta facendo e di come andrà a finire, ma un chorus sfavillante di jingle jangle e cori di zucchero filato, incastonato con naturalezza nei rapidi e scabri binari della canzone, consola lei e noi tutti: “The train from King’s Cross Station/ is coming into town/ and there’s nothing I can do/ to make it turn around”. Un chorus che – ambientazione britannica a parte – cita alla lettera in un prodigioso corto circuito pop “The Train From Kansas City” delle Shangri-Las, a.d. 1966.

Ecco. In fondo l’intera carriera di Amelia Fletcher può essere idealmente riassunta dalla traccia 1 di “Ten Songs About Girls”: l’indie-pop (inteso come genere figlio delle band C86 e Sarah Records) Amelia ha contribuito a fondarlo, e nel mondo dell’indie pop una vicenda perfettamente “quotidiana”, come quella di una ragazza innamorata che sta raggiungendo il suo lui, è normale che finisca quasi intrappolata nelle righe di una vecchia canzone dal ritornello orecchiabile, tanto che la realtà lirica e quella letteraria si fondono nello stesso sorridente gioco melodico.

Ne ha scritte di canzoni Amelia Fletcher: con i Talulah Gosh, con gli Heavenly, con i Marine Research. E, nell’ultimo decennio, con i Tender Trap, di cui è titolare insieme al compagno di una vita (e padre dei suoi due figli) Rob Pursey e ad un pugno di musicisti di solida militanza indie (tra i quali segnaliamo l'ottimo nuovo ingresso di Emily Bennett di Betty And The Werewolves). Alla rispettabile età di 46 anni (portati benissimo), la musica per la Fletcher – che lavora nel campo degli studi economici – è diventata una parentesi fra il lavoro e la famiglia, ma ascoltando queste “dieci canzoni sulle ragazze” non si può non rimanere a bocca aperta davanti alla capacità di scrittura di questa “signora dell’indie-pop”.

Prendete i 2 minuti e 45 di “MBV”, con le sue strofe da girl-group, il suo fluido ritornello e l’aperta  menzione dei My Bloody Valentine. Oppure la schietta semplicità alla Heavenly di “Could This Be The Last Time?” e “May Day”. O ancora il florilegio di cori, cembali e glockenspiel che incornicia “Leaving Christmas Day”. C’è talmente tanta freschezza nei pezzi dei Tender Trap di oggi – più che nel loro passato più o meno recente, dove veniva esibita qualche ambizione forse eccessiva tra eclettismo ed elettronica – che quando Amelia offre qualche ironica dritta alle nuove leve dell’indie in “Step One”, un verso come “sing all night and sleep in the afternoon” suona ancora come un sorridente manifesto di un gruppo di ventenni, e non certo come il consiglio di una vecchia zia.

E così anche la malinconia un po’ Belle And Sebastian di “Memorabilia”, uno degli episodi più mossi e maturi dell’album, estrae dalla scatola dei ricordi una lunga serie di oggetti da indie-popper di lungo corso (“There are badges from the bands that we had every day/ the mix-tapes you made for me and the blood of your pain"), ma lo fa con quella luminosa leggerezza che abbiamo ammirato di recente negli Allo Darlin’ di Elizabeth Morris (che, tra l’altro, ha fatto parte dei Tender Trap fino a un anno fa!). Leggerezza che trasforma il sarcasmo di “Broken Doll” (dedicata con ogni probabilità ad Amy Winehouse, e il titolo parla da solo) in un piccolo inno post-punk da riot-girls e che trionfa fra coriandoli e voci di bambini nel finale corale e divertito di “Love Is Hard Enough”, che ricorda le cose più allegre e colorate degli Hefner dei tempi d’oro (giusto per citare un altro gruppo che dell’indie-pop ha incarnato davvero lo spirito).

Sarebbe un errore dare la facile definizione di “ritorno alle origini” per questo quarto disco dei Tender Trap (ed ennesimo nel carnet della Fletcher: chi ha tempo li conti pure...). Certo, la capacità di essere catchy e colti al tempo stesso è la stessa degli esordi, ma con gli anni – dopo qualche tentativo in direzioni diverse – sembra essere a fuoco come raramente lo è stata, tanto che è difficile trovare paricolari difetti nella frizzante e spontanea mezzora dell’album. Ed è proprio impossibile, per qualsiasi appassionato di indie-pop, che le nuove canzoni di Amelia non finiscano per appiccicarsi, dolci e micidiali, alla memoria.

(22/09/2012)

  • Tracklist
  1. Train From King's Cross Station
  2. MBV
  3. Could This Be The Last Time?
  4. Leaving Christmas Day
  5. Step One
  6. Memorabilia
  7. Mayday
  8. Ode
  9. Broken Doll
  10. Love Is Hard Enough


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