Ápolis è la celebrazione della non appartenenza,
del senza patria,
del viaggio attraverso stati mentali e fisici al limite dell'onirico.
È con queste poche parole che la nostra Arianna D.,
alias Xxena, descrive questo suo lavoro. Di provenienza dell'area romana e artista polivalente (
graphic-designer e
art-editor), musicalmente entra in scena nel 2008 dopo l'incontro con il fidato D.B.P.I.T. (Der Bekannte Post Industrielle Trompeter). La posizione geografica e la passione per certe sonorità industrial e dark-ambient la avvicinano a
Mushy, e se "
Faded Heart" si è rivelato uno dei migliori album italiani dell'anno passato, "Ápolis" possiede tutte le carte in regola per esserlo in questo 2012.
"Ápolis" esce in edizione limitata a settantacinque copie per l'etichetta creata dal guru della
witch-house Mater Suspiria Vision. È un disco oscuro, tenebroso che evoca sensi di desolazione. In un attimo si passa dalle fluide gocce dark-ambient e gli eterei droni di "Sirens" alle cibernetiche e industriali ferraglie di "Jellyfish Lost In Space". Gli evocativi e angoscianti classicismi gotici alla "Zamia Lehmanni" (S.P.K.) di "Snow Woman" si scontrano con "Miserable Butterfly" e le sue infernali discese nelle oscure e glaciali profondità oceaniche della dorsale atlantica.
Tra i martellatori, gli stessi usati come strumento per richiamare i maestosi vermi nascosti nelle vaste distese di dune del pianeta Arrakis ("Chicken Dust"), in questo disco trova anche spazio una dedica/omaggio al compositore Satie attraverso malinconiche melodie di piano ("Homenaje A Satie").
Peccato per lo scarno
artwork e la copertina che, con i suoi colori vivaci, probabilmente non è adatta per queste tetre sonorità; ma non è poi così rilevante, anche perché colui che scrive - sperando di non aver espresso troppe eresie - è un individuo irrimediabilmente triste che vorrebbe solamente vedere sfumature di viola. Restando pertanto alla parte musicale, "Ápolis" è un ottimo lavoro: alienante ed estraniante.