Delorean - Apar

2013 (True Panther Sounds)
balearic beat
A tre anni di distanza da “Subiza”, il disco che ha lanciato i Delorean oltre i confini del Vecchio Continente, la band spagnola è tornata a riproporre la propria interpretazione del balearic-beat in “Apar”, un vero e proprio caleidoscopio di colori e forme, ma con qualche novità rispetto al suo predecessore. Un album uscito agli inizi di settembre, come ipotetico e ideale prolungamento della stagione estiva: d’altro canto risulta piuttosto difficile, ascoltando “Apar”, non lavorare di fantasia e non immaginarsi nel pieno di una festa in spiaggia, con il sole al tramonto e i piedi sulla sabbia. Come ogni fine-estate che si rispetti, però, l’aspetto malinconico non può essere sottointeso e nei testi del bassista, compositore e cantante Ekhi Lopetegi troviamo argomenti decisamente poco solari, dalla crisi economica alle turbe sentimentali.

Certo è dura immedesimarsi nelle preoccupazioni amorose di Lopetegi, quando l’invito espresso è spesso quello di alzarsi dalla sedie e muoversi sul dancefloor: synth vellutati, uso chirurgico dei flauti, un ritmo appiccicoso e melodie retromaniache da nostalgia 80’s (“You Know It’s Right”).
Rispetto a “Subiza”, c’è da registrare una maggiore e tangibile presenza di chitarre in odore dream-pop (“Keep Up”) e, più in generale, un suono morbido e meno immediato, nonostante non manchino momenti smaccatamente dance, da “Destitution Time” - i cui cori sono opera di Glasser - a “Inspire”, passando per “Walk High”. Una menzione speciale merita anche “Unhold”, dove a prestare la voce e a prendersi letteralmente la scena è Caroline Polachek dei Chairlift.

Questo nuovo album album dei Delorean può contare su una produzione più curata (le voci sono molto più chiare e definite rispetto al passato) e su una ricerca più incisiva del chorus e del ritornello orecchiabile. A farne le spese è stato il ritmo complessivo, il beat costante riscontrabile in “Subiza”, una scelta precisa che, seppur snaturando quella che era la natura classica dei Delorean, alla fine ha pagato.

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