La Notte dei Lunghi Coltelli

Morte a Credito

2013 (Black Candy) | hardcore-punk, rock, elettronica

La notizia, a ben vedere, è che quelli del Circo Zen, nella selva di album e date dal vivo degli ultimi anni, hanno avuto anche il tempo per intraprendere nuovi progetti solisti. Andrea Appino pubblicherà il suo “Testamento” il prossimo marzo, il compagno di band Karim Qqru lo anticipa di poche settimane attraverso il progetto La Notte dei Lunghi Coltelli, al quale prendono parte anche Izio Orsini (già nei livornesi Jackie O's Farm), Ale Demonoid Lera (membro degli Exilia) alla batteria, oltre alle comparsate di Nicola Manzan (Bologna Violenta) al violino in “La Notte dei Lunghi Coltelli”, Aimone Romizi alla voce in “Levami le Mani dalla Faccia” e cori in “La Nave Marcia”, Emanuele Braca alla viola e al violoncello in “La Notte dei Lunghi Coltelli” e Diego Pani alla voce in “D'isco Deo”.
Qqru rispolvera così la lunga (e poco conosciuta) gavetta da cantante e polistrumentista, lasciando – temporaneamente – cassa e rullante per sbizzarrirsi con voce, chitarra, basso, synth, drum machine e pianoforte.

L'esordio del musicista sardo d'origini ma toscano d'adozione punta in alto. I testi attingono quando possono a riferimenti letterari tanto altolocati quanto ostici, dalla “Morte a Credito” di Celine (che dà il nome all'album e a una canzone) all'Ivan Ilic di Lev Tolstoj, fino a “J'Ai Toujours Eté Intact de Dieu”, le cui liriche sono prese in prestito da Jacques Prevert. Alla ruvidezza delle parole corrisponde la violenza del sound, una violenza che a sua volta parla più lingue - rock, elettronica, ambient - legate a doppio filo da un approccio hardcore e dall'idea, sottesa, che possa provenire da qualsiasi direzione e attraverso qualunque forma.

L'impressione è di entrare in un flusso di coscienza che racconta di un'umanità impazzita, in preda agli impulsi e non più ai pensieri. Un'apocalisse descritta a tratti forti, trascinata verso (talvolta prevedibili) eccessi, ma non priva di buoni spunti. E così si entra nella spirale distruttiva tramite la furia hardcore-punk de “La Caduta”, si passa attraverso l'apparente quiete elettronica di “J'Ai Toujours Eté En Contact de Dieu” e si torna in apnea nel tritacarne sonoro che apre e chiude “La Nave Marcia”. Il calvario di “Ivan Iljc” è un battito impazzito di natura industrial, come se all'improvviso ci ritrovassimo in un incubo di Trent Reznor.
Il rumorismo della breve “DDR” introduce al gioiello del disco, quella “Morte a Credito” che dà il nome all'opera, un incandescente miscuglio di wave, industrial, oi! e hardcore-punk. La quiete dopo la tempesta è declinata nelle derive ambient e nel vernacolo sardo di “D'isco Deo”. “Levami Le Mani Dalla Faccia” è l'ultima accelerazione prima dell'allucinato binomio finale composto da “La Notte dei Lunghi Coltelli” e “?”, quasi la versione robotica di quella “Felt Tipped Pictures of Ufos” che a sua volta chiudeva “Who Killed Sgt Pepper?” dei Brian Jonestown Massacre.

Karim Qqru lancia la sua denuncia contro le crudeltà della Storia e un mondo in cui non si riconosce, e il messaggio, all'occasione filtrato da capolavori letterari del Novecento, senza dubbio arriva forte e chiaro. Dal punto di vista musicale, invece, il musicista sardo sa farsi valere allorché cerca la commistione dei generi, non quando ne sonda i limiti (e gli eccessi).
Nel complesso, un disco urticante, più o meno volutamente imperfetto, non sempre in grado di lasciare il segno.

(22/01/2013)

  • Tracklist
  1. La Caduta
  2. J'Ai Toujours Eté Intact de Dieu
  3. La Nave Marcia
  4. Ivan Iljc
  5. DDR
  6. Morte a Credito
  7. D'isco Deo
  8. Levami le Mani dalla Faccia
  9. La Notte dei Lunghi Coltelli
  10. ?
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