Ciò che è più apprezzabile, di questo “The Sun As It Comes”, è probabilmente l’abbandono di ogni freno inibitorio che forse prima legava i giovanotti californiani autori di quel gradevole
cartoon morriconiano intitolato “
Dead End”.
Forse non provvisto di particolare profondità (come pure il nome della band lascia intuire), quell’Ep aveva gettato le basi di questo lavoro, che a dir la verità spiazza non poco.
Le ballate morriconiane (l’iniziale
title track) si trasfigurano in finali muscolari
Cave-iani (complimento gratuito), all’insegna di un’emozionalità scontata, come di un
Neil Young con la luna storta. Carroll intona con fervore
Sheff-iano le sue storie di frontiera (“Buried In The Murder”), ma in questo grande scatenarsi di fiati, di armonizzazioni a piena voce (“Everything You Need”, “Over Edgeware”) la sensazione è sempre quella che si stia prendendo la strada più facile, toccando corde facili e ammiccando agli strepiti di
Mumford And Sons e Lumineers.
Quel che rimane è una rievocazione western da parco divertimenti. Un benvenuto ai Lonely Wild nel mondo dei “professionisti”...