Lonely Wild

Dead End

2011 (Self Released) | folk-pop

Grande sorpresa, questa band che evoca già nel nome un'epopea morriconiana nel Grande Ovest, ma anche - si potrebbe temere - una cartolina di quelle coll'effetto seppia, a riprodurre un canone espressivo già ricalcato in mille modi. Sarà pur vero, ma Andrew Carroll, l'autore principale, che "deve" le canzoni a un periodo tormentato della sua vita, tra lo scioglimento della prima band e la morte della nonna dopo una lunga lotta con la tossicodipendenza, sa bene di avere in serbo una collezione di canzoni non certo trascurabili.
Ce ne mostra, probabilmente, un assaggio di cinque brani in questo Ep, "Dead End", autoprodotto e distribuito con un simpatico corredo di marketing (possibile acquistare da loro non solo il disco, ma anche un concerto su Skype o la dedica di una cover a scelta, tra le altre cose).

Un inizio davvero promettente, come fu quello di tre anni fa dei conterranei Fleet Foxes che, con "Sun Giant", fabbricarono il loro sentiero verso la celebrità. I Lonely Wild non sono in possesso di un impianto musicale così riconoscibile, di un'impronta sonora e vocale così netta, ma di certo mostrano una freschezza melodica raramente riscontrabile in formazioni neonate.
Una delle caratteristiche in comune con la band di Robin Pecknold è senza dubbio il riferimento all'epica di Ennio Morricone, che trapela frizzante dal fischiettio dagli occhi di ghiaccio di "Right Side Of The Road", nello struggimento fiatistico di "Hail", nella sfida pistolera del riff di "Poor Fools".
Più che band degli States, i quattro di Silver Lake (California) riportano alla mente gli alfieri del movimento folk-pop britannico, dai Mumford And Sons col cinturone di "Poor Fools" e "Out Of My Mind", al risonante afflato cameristico della title track, che ricorda "The First Days Of Spring" dei Noah And The Whale, passando per la raffinata costruzione pop à-la Villagers (irlandese, certo) di "Right Side Of The Road" e lo psych-pop dei Coral della trascinante "Hail". Allo stesso tempo, i Nostri conservano la propria identità, inserendo ingredienti che le band inglesi citate difficilmente utilizzerebbero (le armonizzazioni maschile-femminile, l'accompagnamento di slide guitar, etc.).

Grande ricerca cinematica insomma, ma anche grandi pezzi. L'iniziale "Right Side Of The Road" è senza dubbio la più costruita, la più (ri)cercata, con quel roboante giro melodico che si infrange nel recalcitrante ritornello, una specie di sincope interiore che prelude alla grande orchestrazione del tema principale, tra fiati, il già citato fischiettio e il torvo periodare di chitarra elettrica. Si scontra quasi con l'arioso trasporto CSN della title track, che chiude il disco con l'intenso arrangiamento per chitarra elettrica a incorniciare idealmente il duetto tra Andrew e l'unico membro femminile della band, Jennifer Talesfore.
Forse è ancora presto per gridare alla next big thing, ma le premesse ci sono tutte.

(22/02/2011)

  • Tracklist
1. Right Side of the Road
2. Hail
3. Out Of My Mind
4. Poor Fools
5. Dead End
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