Noah And The Whale

Peaceful, The World Lays Me Down

2008 (Mercury) | pop-folk

L’estate ha un sapore dolceamaro, il profumo dell’ultimo sole all’orizzonte dopo una giornata luminosa: felicità impastata di malinconia, sorriso che ha già in sé un’ombra di rimpianto. L’estate è una canzone gioiosa e nostalgica, piena di leggerezza anche quando non è fatta per essere spensierata. Se stavate cercando il vostro disco per l’estate, potreste averlo appena trovato.
Charlie Fink ha poco più di vent’anni e viene da Twickenham, nei sobborghi di Londra. Fino a quattordici anni è stato convinto che “This Land Is Your Land” l’avesse scritta sua madre: alla collezione di dischi folk di casa Charlie ha attinto a piene mani, tanto da decidere di mettere in piedi una band insieme al fratello Doug, batterista provetto. A loro si sono uniti il polistrumentista Urby Whale al basso e Tom Fiddle, ovviamente al fiddle. E poi c’è Laura Marling, giovane cantautrice con alle spalle un disco d’esordio prodotto proprio da Charlie, che del gruppo ufficialmente non fa più parte ma che continua lo stesso a regalare ai vecchi amici i suoi controcanti gentili. Noah And The Whale, così hanno deciso di chiamarsi: niente riferimenti biblici, il nome (a quanto pare) viene dalla battuta di un film di cui la band si guarda bene dal rivelare il titolo. Dopo un paio di singoli pubblicati con l’etichetta indie Young And Lost Club, la Mercury ha messo gli occhi su di loro e si prepara a dare alle stampe il loro primo disco, “Peaceful, The World Lays Me Down”.

Prendete il pop-folk dei Bishop Allen, aggiungetegli un pizzico dell’esuberanza giocosa degli I Am From Barcelona e non dimenticatevi di fare scorta lungo la strada di bozzetti in chiaroscuro alla Stephin Merritt: siete pronti per entrare nel variopinto mondo dei Noah And The Whale. Loro si definiscono ironicamente “post-grunge folk superstars”: tra le influenze d’obbligo citano Jonathan Richman e Smog, i Neutral Milk Hotel e Daniel Johnston, anche se in realtà la loro vera passione è per gli Smiths. Ma attenzione a non chiamarli twee: per Fink e soci, l’etichetta già affibbiata al gruppo dalla stampa inglese non è altro che la classica semplificazione di comodo.
La spigliatezza di una chitarra acustica, un baluginare di campanelli, coretti zuccherosi di contorno: il brio malinconico di “2 Atoms In A Molecule” è il perfetto biglietto da visita dei Noah And The Whale. “Anche le canzoni che magari la gente interpreta come più esuberanti a volte vengono da un luogo oscuro, con lo sguardo rivolto alla luce”, afferma Fink. Ma è impossibile resistere al contagioso sing-along di “Five Years Time”, giocattolo a base di fischiettii, battimani e ukulele con un balletto in divisa giallo-blu fatto apposta per spopolare su YouTube.

“Jocasta” è tutta un incalzare di guizzi di violino, danze di fisarmonica e voci all’unisono sul ritmo scalpitante della batteria. “Arcade Fire in miniatura”, li hanno apostrofati: una definizione che calza perfettamente anche per il passo solenne di “Give A Little Love”, sottolineato dalla voce di Laura Marling. Ma ecco che “Shape Of My Heart” prende in prestito un’orchestrina mariachi e la conduce alla corte dei Belle & Sebastian: “è una canzone celebrativa, ma è una celebrazione della solitudine”, spiega Fink, “è come un party per quelli che non sono stati invitati”. Anche in questo caso, la band si diverte a mettere in scena un video a base di wrestling messicano e vampire assetate di sangue che farà la gioia dei fan dei b-movie anni Settanta.
Quando l’andatura rallenta, il timbro profondo di Fink segue le orme del crooning romantico di Jens Lekman attraverso i risvolti di ninnananne delicate ed essenziali come “Do What You Do”, “Second Lover” e “Mary”. E non è fuori luogo chiamare in causa gli Okkervil River di fronte ai fiati ed al violino agreste di “Rocks And Daggers” o al crescendo finale di “Peaceful, The World Lays Me Down”.

È un amore sognato, quello dei Noah And The Whale: immaginarsi inseparabili, due atomi in un’unica molecola, e risvegliarsi ancora soli. È un cuore fatto per desiderare il mondo intero, quello celebrato nei versi di “Give A Little Love”: “My heart is bigger than the earth”.
Il tempo sembra eroderlo, consumarlo, inaridirlo: tra cinque anni passeggerai allo zoo con la tua ragazza facendo sentire innamorati persino gli elefanti o non ricorderai nemmeno più il suo nome? “There is no endless devotion / That is free from the force of erosion”, riflette Fink nella title track, “If you don’t believe in God / How can you believe in life?”. Se davvero c’è qualcosa che non è destinato a finire, allora non è detto che il tempo debba avere la meglio. “O Death, do not feel like the victor”, è il sussurro della conclusiva “Hold My Hand As I’m Lowered”, “I fell in love with the world in you / And now I feel holier”.
Salite a bordo dell’arca, cantate nel ventre della balena: l’estate è arrivata, scintillante e fuggevole come una canzone pop.

(28/07/2008)

  • Tracklist
1. 2 Atoms In A Molecule
2. Jocasta
3. Shape Of My Heart
4. Do What You Do
5. Give A Little Love
6. Second Lover
7. 5 Years Time
8. Rocks And Daggers
9. Peaceful, The World Lays Me Down
10. Mary
11. Hold My Hand As I’m Lowered
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