Nonostante la scomparsa di Gabi Delgado nel 2020, Robert Görl ha provato in qualche modo a mantenere a galla lo storico progetto Deutsch-Amerikanische Freundschaft, prima con un nuovo lavoro tutto sommato dignitoso (“Nur Noch Einer”) e poi con una serie di concerti celebrativi purtroppo privi della presenza irrequieta del compianto frontman. Meglio allora concentrarsi su un album solista a nome Görl, per l’occasione realizzato in combutta con la Dj e produttrice Sylvie Marks, figura di spicco all’interno del giro clubbing teutonico.
Contraddistinto da un’immancabile minimalismo analogico, “Dark Silver Moon Light” ci offre dieci composizioni piuttosto variegate: si passa infatti dalle scorie Ebm delle più rigide “So Wie Du Bist”, “Falscher Ton” e “Wir Brechen Aus” (qui lo spirito dei Daf aleggia imperterrito) a passaggi più eleganti e sofisticati, come ad esempio “Don’t Stay At Home” (dove l’attitudine del musicista tedesco sembra rincorrere persino un certo Bowie berlinese, soprattutto nelle melodie). Inoltre, Robert Görl ci ricorda di essere ancora un valido sperimentore: il caso di “Der Fluss” (attraversata da uno scheletro strumentale devoto ai corrieri cosmici) oppure di “Bänder Im Haar”, un mid-tempo ossessivo nel quale il lavoro di sottrazione lascia scorrere corrosive tracce di acido.
Per il musicista tedesco classe 1955, questo disco rappresenta una delle migliori opere realizzate al di fuori del mirabolante connubio con Delgado, una piacevole sorpresa inferiore soltanto al synth-pop del datato ma sempre attuale “Night Full Of Tension”, album uscito nel 1984 (a nome Robert Görl) con Annie Lennox ospite in alcuni brani. Forse qualche altro diversivo (almeno a livello di vocals) non avrebbe guastato, ma “Dark Silver Moon Light” resta comunque un prodotto solido, oltre che intrigante e ben prodotto. L’electronic body music non muore mai.
19/06/2026