Mark Mulcahy

Dear Mark J. Mulcahy, I Love You

2013 (Fire) | alternative songwriter, country, rock'n'roll

I Miracle Legion sono stati senza dubbio una cult band: l’epopea d’oro del college rock americano aveva i suoi eroi nei Rem, ma Mark J. Mulcahy non aspirava allo status di sex symbol e la carriera discografica del gruppo del Connecticut, resa incerta da una line-up in continuo rinnovamento, si sviluppò con toni meno popolari, per quanto sempre interessanti.
Quanto il lo-fi americano sia debitore al loro capolavoro “Me And Mr. Ray” non sarà mai sottolineato abbastanza da nessun critico, e “Dear Mark J. Mulcahy, I Love You” viene a ricordarcelo ancora una volta. L’album tributo del 2009 "Ciao My Shining Star: The Songs of Mark Mulcahy", che vedeva la partecipazione volontaria di artisti come Thom YorkeNational e Michael Stipe, omaggiava l’autore e la sua compagna, morta prematuramente nel 2008.

Il suo ritorno discografico dopo otto anni di silenzio è un colpo al cuore, trasuda passione e fantasia come un'opera prima: il quarto disco solista del musicista (quinto se si considera un mini-album del 2005), registrato live in studio con la logica del "buona la prima" offre infatti una panoramica completa del raffinato songwriting del musicista. Canzoni dalla struttura lirica complessa, eppur organizzate con un piglio semplice e accattivante, celano dietro morbidi accordi di chitarra acustica strani risvolti melodici, appena graffiati dalla voce roca e malinconica dell'autore.
Lo struggente valzerone di “Badly Madly” farà morire di invidia Kewin Rowland e i suoi Dexys, mentre il rock’n’roll underground di “Let The Fireflies Fly Away” ripristina il ponte creativo tra l’America di Jonathan Richman e l’Inghilterra dei Jazz Butcher.
Mark Mulcahy è dotato di un talento naturale per la scrittura: le sue canzoni scivolano con un'apparente semplicità, che è frutto di un estro inesauribile. Ecco sfilare il vellutato pop psichedelico di “He’s A Magnet”, il folk agreste di “She Makes The World Turn Backyard”, e il lo-fi ultramoderno di “Bailing Out On Everything Again”, che non dispiacerebbe ascoltare riarrangiata dai Radiohead.

Non è difficile trovare tracce della genialità dei sottovalutati Go-Betweens (si ascolti l’ultimo brano citato, ma anche l’iniziale “I Taketh Away” o “My Rose Colored Friend”), e anche quando il suono si fa più incalzante, Mark incanta e ammalia: “Everybody Hustles Leo” e “Poison Candy Heart” faticano a lasciare la mente con i loro riff ricchi di upbeat e melodie rimarchevoli. Ma è quando si manifestano le prime note di “The Rabbit” che ogni resistenza viene meno: musica e parole articolano un dialogo tra due innamorati che è un affresco vivo e pulsante di qualsiasi relazione.

Superbo, nonostante Mark cerchi di conservare un profilo basso, “Dear Mark J. Mulcahy, I Love You” è l’ennesima lezione di creatività e buongusto del musicista americano, un album il cui significato è racchiuso nell’ultima grintosa ballad del disco, ovvero “Where’s The Indifference Now?”.

(17/07/2013)



  • Tracklist
  1. I Taketh Away
  2. Everybody Hustles Leo
  3. She Makes The World Turn Backwards
  4. Let The Fireflies Fly Away
  5. He's A Magnet
  6. My Rose Coloured Friend
  7. Bailing Out On Everything Again
  8. Badly Madly
  9. Poison Candy Heart
  10. The Rabbit
  11. Where’s The Indifference Now?
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