Petrina

Petrina

2013 (Alabianca) | songwriter

La veneta Debora Petrina, tra “In Doma” e il nuovo “Petrina”, ha allungato il suo già onorevole curriculum di musicista (a dir poco) poliedrica con tante e tante partecipazioni, decine di prime esecuzioni di compositori noti e meno noti (ha persino ricomposto in toto un brano, “To the Earth” di Rzewski), concerti illustri, sia pop che classici, riconoscimenti di peso storico e internazionale (su tutti quelli di David Byrne e nientemeno che Terry Riley), per non parlare di festival, concerti esclusivi, coreografie, colonne sonore. Raramente, nel suolo italico e non, si è visto un mostro di talento di questa caratura, capace di spaziare dalla canzoncina pop perfettamente orchestrata all’avanguardia seriale estrema. Con “Petrina” l’autrice ribadisce la sua presenza discografica, con rinnovato prestigio.

E scampoli del suo amore per serialismo, minimalismo e liriche non-sense affiorano nell’introduzione da camera di “Niente dei Ricci”, quindi adotta la strumentazione percussiva e metallica di Tom Waits e il dadaismo di Frank Zappa nell’arrangiamento, ma anche nei registri (grand-guignol, fiaba, ode classica), persino nell’armonia - tanto che il ritornello si schiude dopo vari avvicendamenti -, e nell’accompagnamento dissonante. L’estrema complessità delle sue composizioni è condotta e diretta con la scioltezza magica di una fatina.

Figure cosmiche Terry Riley-iane e voci macabre, batteria jazz e vocalizzi a spirale introducono “The Invisible Circus”, fino a che la sua voce redime il caos e conduce un inno marciante, con siparietti jungle da far elettrizzare 99 Posse e Ustmamò, e incubo sonico di chiusa. La musica da circo innerva anche un’altra pièce spettacolare, “I Fuochi d’Artificio”, in grado di incrociare un soliloquio d’ottoni con grancassa alla Nino Rota e le marce macabre di Tom Waits, e di mostrare il suo risvolto sconsolato con svisate d’organetti (dando prova delle capacità teatrali d’interpretazione dell’autrice) e un sibilo finale di razzo che inghiotte tutto.
L’instancabile fantasia strumentale di “Little Fish From The Sky” è ancor più originale, uno studio di contrappunti “moltiplicati” che attacca con un riff di piano maestoso (uno spunto dal suo vecchio repertorio) e prosegue con innumerevoli variazioni e addizioni di drum’n’bass, percussioncine, delay e vibrato di chitarra, una sorta di remix sincopato dei tanghi di Paolo Conte o Astor Piazzolla, una poderosa prova d’invenzione sbrigliata.

Confrontato alla potenza visionaria di questi brani, il resto suona come pallido riempitivo, pure infettato di pose sentimentali alla Tori Amos e melismi squittenti alla Kate Bush: la musique concrete “primaverile” di “Vita da Cani” preannuncia soltanto una filastrocca per rhodes e una tranquilla danza brasileira, “Dog in Space” è un amabile vaudeville per piano, “Denti” è funk-rock con un rap che procede per assonanze, impeccabile ma non innovativo (quasi una svendita del suo genio), il canto da vamp-lady di “Princess” deborda in un ritornello ansiogeno distorto in crescendo, vicino alle dinamiche del Jeff Buckley di “Grace”.

Comunque, “Sky-Stripes In August” alterna una sordina misteriosa voce-chitarra a un accelerando che sfocia in una jam infuocata degna dei primi Roxy Music, anche se poi non sviluppata, e anzi lasciata in balia della sola voce. Petrina prepara un’intro d’avanguardia per la lunga “Lina”, ma abbandona subito l’estro fantasioso in favore di una narrazione lineare per organetto e ottoni da cantautrice tradizionale.

Line-up che fa impressione: Petrina a voce, pianoforte e synth e tastiere elettroniche, poi l’ormai fisso Mirko Di Cataldo (chitarra, basso), e Carlo Carcano (elettronica), Piero Bittolo Bon (sassofoni e basso), Nicola Manzan (violino), Giancarlo Trimboli (violoncello), Amy Kohn (fisarmonica), Gianni Bertoncini (batteria ed elettronica), Niccolò Romanin (batteria), Alessandro Fedrigo (basso). Persino un cameo a cura del nuovo mentore Byrne (la sua voce in “Lina”), che ricorda la recente collaborazione con St Vincent. Risultati alterni, da una parte quasi mistici, una forma d’incontro tra cantautorato d’avanguardia e avanguardia-canzone che è, probabilmente, il limite ultimo della missione dell’autrice. Dall’altra invece quasi didattici, volti a mettere in mostra la sua bravura spaventosa, molto sopra la media degli ultimi anni, ma non così intriganti. Un’opera di linguaggi impastati con fare amorevole e spirito colto, che spinge le emozioni in molte direzioni, complice anche resa quadrifonica e gli effetti di produzione della stessa autrice con Di Cataldo. La versione orchestrale di “Sky-Stripes in August” (una bonus track che è anche una collaborazione con Jherek Bischoff) è disorientante nel suo barattare l’impatto della versione originale con l’incanto degli effetti strumentali e delle figure folk. Bonus dell’edizione deluxe (solo negli store digitali): “Drum-Me” (un suo classico dal vivo) e “Tanti Così Anni”, per quartetto jazz. Co-edizione con Supermota, distribuzione Warner.

(08/04/2013)

  • Tracklist
  1. Little Fish from the Sky
  2. The Invisible Circus
  3. Princess
  4. Niente dei Ricci
  5. Sky-Stripes in August
  6. Denti
  7. I Fuochi d’Artificio
  8. Vita da Cani
  9. Dog in Space
  10. Lina
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