Spirogyra

St. Radigunds (ristampa)

2013 (Esoteric/Cherry Red) | folk progressivo

David Tibet dei Current 93 ha avuto il grosso merito (oltre a quello indiscusso di musicista innovativo della scena industriale inglese) di far riscoprire ai suoi fedeli ascoltatori gruppi dimenticati, o addirittura poco considerati, della scena folk inglese e internazionale, compresi alcuni campioni del kraut-rock (Amon Duul in primis, ma anche Pearls Before Swine, Shirley Collins, Jan Dukes De Grey, Incredible String Band, Forest, Comus). Il quartetto degli Spirogyra, formatosi a Canterbury nel 1970, è uno dei gruppi folk assai amati da Tibet. Impossibile non pensare che il “guru” nero dei Current 93 non abbia mandato a memoria tutti e dieci i brani del primo album degli Spirogyra, “St. Radigunds”, tanto è forte l’influenza musicale sul suo folk ancestrale e druidico.

Comus e Spirogyra sono tra i massimi mentori musicali per la seconda fase artistica dei Current 93, sebbene i primi siano qualitativamente più importanti dei secondi e quelli che reggono anche meglio il giudizio del tempo. Fatalità, sia il capolavoro dei Comus, “First Utterance”, che questo “St. Radigunds” uscirono lo stesso anno, il 1971, ed entrambi furono pubblicati da due sottoetichette (la Dawn/Pye il disco dei Comus e la B&C/Trojan quello degli Spirogyra).
Anche lo stile è per certi versi simile, solo che quello dei Comus è assai più avventuroso e sperimentale. La voce cristallina di Barbara Gaskin impreziosisce un po’ tutti i brani del disco, controbilanciando la voce monocorde dell’altro cantante e chitarrista Martin Cockerham. I risultati artistici, comunque, furono di gran lunga superiori a quelli raggiunti dagli analoghi e parecchio “easy” Magna Carta. La bella melodia folk dell’iniziale “The Future Won’t Be Long”, contornata da delle improvvisazioni al violino elettrico di Julian Cusack (più figlio di Jean-Luc Ponty che compare di Dave Swarbrick), è la gemma più lucente di tutto il disco. Altro brano degno di nota è “Island”, in cui pare davvero di ascoltare David Tibet in una delle sue depresse litanie contenute nel doppio “Thunder Perfect Mind” (Durtro, 1992).

“Magical Mary” è invece più in linea con il classico folk-revival di grandi famiglie come Fairport Convention e Trees, così come “Captain’s Log”, che potrebbe appartenere a Donovan. Il frizzante “baroque pop” di “At Home In The World” poco ha da spartire con il loro tipico folk deviante, ma si tratta comunque di una canzone ben costruita e arrangiata. Le bizzarrie continuano con “Time Will Tell”, soprattutto nel suo finale, con un assolo pianistico honky-tonk. “Love Is A Funny Thing” è un’elegia tenera e pastorale. La parte del leone spetta all’episodio finale, “The Duke Of Beaufoot”, dove vengono mescolati, con buoni risultati, stili e armonie musicali differenti.

Gli Spirogyra si ripeterono successivamente per altri due album, “Old Boot Wine” (Brain 1972) e “Bells, Boots and Shambles” (Polydor 1973), ma ormai la loro magia era quasi sparita. La Gaskin, appena sciolto il gruppo, fu quella che riuscì a riciclarsi meglio, accasandosi prima come ospite in studio per gli Hatfield and The North e poi collaboratrice più o meno fissa con Dave Stewart, ma la sua carriera discografica solista fu meno che mediocre. Questa recente ristampa da parte della Esoteric/Cherry Red è la migliore mai apparsa sul mercato, sia per quanto riguarda la masterizzazione che la ricchezza del libretto, contenente note, foto e testi delle canzoni. Una raccomandazione, però: non scambiate questi Spirogyra con il gruppetto americano “soft fusion” Spyro Gyra! Sarete completamente fuori strada, altrimenti.

(24/10/2013)

  • Tracklist
  1. The Future Won’t Be Long
  2. Island
  3. Magical Mary
  4. Captain’s Log
  5. At Home In The World
  6. Cogwheels, Crutches and Cyanide
  7. Time Will Tell
  8. We Were A Happy Crew
  9. Love Is A Funny Thing
  10. The Duke Of Beaufoot
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