Drink To Me

Bright White Light

2014 (42 Records) | elettro-pop, techno

C’erano dei buoni motivi per attendere con brama e curiosità il nuovo album dei Drink To Me. Innanzitutto, la band di Ivrea ci ha lasciato nel 2012 con l’ottimo “S”, grazie al quale ha conquistato una fedele nicchia di pubblico affezionato al suo elettro-pop. In secondo luogo, il cantante Marco Jacopo Bianchi, con il suo progetto solista Cosmo, ci ha regalato l’anno scorso uno degli album italiani più belli e divertenti degli ultimi tempi. Infine, forse il motivo più importante di tutti, la band stessa ha dichiarato a più riprese che questo è il suo lavoro migliore. La celeberrima prova della maturità, come si usa definirla.

Ecco quindi “Bright White Light”, bel titolo che evoca all’istante le immagini, le emozioni, i ricordi, che la band di Ivrea descrive nei suoi pezzi e che sono sempre il cuore dei suoi testi. Ci troviamo davanti a un album che è appunto, dall’inizio alla fine, brillante, bianco, luminoso. Di quelli che ti possono accompagnare nei giorni di sole più felici e spensierati.
Chi si aspettava che i nostri continuassero sulla scia di “S” rimarrà deluso, o piacevolmente sorpreso, perché gli elementi di rottura rispetto al passato sono numerosi, a partire dalla formazione. La band ha infatti dovuto far fronte all’abbandono del bassista Carlo Casalegno, sostituito dal ritorno di Pierre Chindemi. Si è inoltre optato per un passaggio di etichetta a favore della 42 Records, forti dell’esperienza positiva con il progetto Cosmo.
Le differenze continuano con l’ascolto: “Bright White Light” è più etereo, non ha l'intensità e la fisicità di “Disordine” o di “S”. Rispetto a quest’ultimo è inoltre molto più omogeneo: la tavolozza di colori è meno ampia, ma le pennellate sono curate e calibrate come non mai nella loro produzione. Di certo, uno dei più grandi pregi di questa band è che non si è mai adagiata sulla stessa formula per più di un paio d’anni.

L’album si apre nel migliore dei modi: “Endless Endless” - titolo rubato ai Kraftwerk -  è un emozionante crescendo. In principio solo synth e batteria, e poi tassello dopo tassello, suono dopo suono, si evolve fino alla splendida coda “Here We Go Again/ This Will Never End”.
Seguono “Bright”, scelta come singolo, e “Wild”, in cui strutture e melodie pop - a volte troppo ovvie, ma che hanno il pregio di incollarsi all’ascoltatore sin dal primo ascolto - si lasciano avvolgere dai sintetizzatori tanto cari alla band. Stesso discorso vale per per “Secret” o per la dolce “No Treasure”.
Arriviamo a “Treehouse” e si ha la sensazione che di quest’album metà delle canzoni potrebbero essere potenziali singoli: impossibile resistere al ritornello “I love you the most when I’m drunk/ When the oceans run dry”.  Capitolo a parte per l’ottima, kraftwerkiana, “Twenty - Two”,  che si dilata per quasi nove minuti con una lunga coda strumentale, o per i brevi interludi “White” e “Light”.

Anche se con un po’ di zucchero di troppo, l’album scorre che è un piacere. Mira al cuore e ci prende: non si può che voler bene a “Bright White Light” e a questa band che con la sua miscela techno-pop si conferma come una delle migliori in ambito elettronico in Italia.

(08/11/2014)

  • Tracklist
  1. Endless Endless
  2. Bright
  3. Wild
  4. Twenty - Two
  5. White
  6. Secret
  7. No Treasure
  8. Treehouse
  9. Light
  10. Ecstatic


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