Jeremiah Cymerman

Pale Horse

2014 (5049 Records) | experimental jazz, avantgarde

Instancabile e sempre desideroso di mettersi alla prova, Cymerman prosegue la ricerca timbrica di “Real Scars”, abbandonando a questo giro la veste di solitario poeta del suono per circondarsi di due nuovi sodali, ovvero il violoncellista Christopher Hoffman e il batterista Brain Chase.

“Pale Horse” consegna all’archivio altre due lunghe composizioni in bilico tra musica da camera, jazz e avanguardia. Registrata nell’Agosto dell’anno scorso, questa musica fa i conti con gli spazi diradati e con il silenzio, muovendosi – come mostra fin da subito “Dancer” – tra tessiture umbratili e fraseggi misteriosi, in un continuo prodursi di rarefatte simbologie sonore, alternando tonfi sinistri, piccoli bordoni che si accendono e si spengono e sparsi accenti percussivi. Siamo ben lontani dalla qualità di “Sky Burial” e complessivamente il disco risulta essere meno convincente anche di “Real Scars”, perché qui, sempre in una terra di nessuno dove buio e luce continuano a scontrarsi, la sintesi finale appare meno spontanea.

Discorso che si applica benissimo anche a “Ghost”, titolo quanto mai adeguato per indicare il carattere fantasmatico del suono, qui comunque decisamente più robusto dopo la prima metà, grazie alle bordate secche della batteria e agli stridenti affondi dei fiati, fino a convogliare in un conciliabolo free-jazz che si spegne rilasciando un’eco interrogativa.

(12/03/2014)

  • Tracklist
  1. Dancer
  2. Ghost
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Recensioni

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(2014 - MNÓAD)
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