Luc Ferrari

Exercises d'Improvisation

2014 (Stradivarius) | elettroacustica, avantgarde

Abbiamo da poco lasciato il Dissonanzen Ensemble con il loro esaustivo box antologico per la Die Schachtel che giunge fresca di stampa un'incisione dal vivo eseguita dal pianista di quel talentuoso ensemble partenopeo, ovvero Ciro Longobardi, che qui si cimenta con due opere minori (anche se non dispezzabili affatto) del compositore elettroacustico francese Luc Ferrari.

Scomparso appena nove anni fa qua in Italia, Ferrari è stata una figura atipica nel panorama contemporaneo musicale europeo, essendo una sorta di "fratello discolo" di Henri Posseur e nipote degenere di Pierre Schaeffer, nonostante sia stato un allievo di un genio del calibro di Olivier Messiaen. In vita, fu assai ammirato da un terrorista di generi come John Zorn, tanto che pubblicò sulla sua Tzadik un cd di sue composizioni elettroniche degli anni Settanta ("Cellule 75").
La Stradivarius pubblica in questi giorni un bel cd contenente due lavori poco conosciuti (e tra i più accessibili) del compositore francese, vale a dire "Exercises d'Improvisation" (in sette movimenti senza titolo, composti nel 1977) e la lunga "A La Recherche Du Rythme Perdu" (1978), che parodizza "Alla Ricerca del Tempo Perduto" di Proust.

I primi due movimenti di "Exercises d'Improvisation" sono quelli maggiormente jazzistici, dove il bravo Longobardi riesce a riecheggiare il Chick Corea di "Piano Improvisations" (del resto, le intenzioni di Ferrari erano proprio quelle di unire un'improvvisazione jazzistica alla musica elettronica). Nel quarto movimento si odono echi dei primi e fondamentali pezzi pianistici dodecafonici di Schonberg. Gli esperimenti più interessanti si trovano nel terzo e sesto movimento, dove Ferrari rielabora una sua particolare versione della "Strumming Music" di Charlemagne Palestine, con i suoi improvvisi e imponenti sali scendi pianistici.

Il quinto e il settimo movimento, invece, sono quelli con le interazioni più complesse tra l'elettroacustica e i cluster sonori del piano (particolarlmente "free" nel settimo, tanto da ricordare quelli di Cecil Taylor). "A La Recherche Du Rythme Perdu", dalla durata complessiva di venti minuti, è più ardita, almeno dal punto di vista prettamente strutturale. Anche qua, un "introitus" di piano squsitamente jazz da' il "là" a tutta la composizione, dove un'elettronica pulsante e metronomica diviene sempre più viva, anche se rimane sullo sfondo, senza essere particolarmente predominante sugli altri eventi sonori.

In poche parole, pare di ascoltare il dadaista "zaj" Juan Hidalgo (quello di "Tamaran - Gocce di Sperma per 12 Pianoforti) insieme ai Pan Sonic. Il tutto si chiude in un frinire di cicale, fino al silenzio assoluto e ai conseguenti applausi del pubblico presente in sala durante l'esecuzione.
Buone le note descrittive scritte dallo stesso Longobardi ed eccellente è l'incisione live, davvero molto nitida e priva di difetti.
Per chi vuole procurarsi i capolavori di Ferrari, con un po' di fortuna si può ancora trovare su internet un cd anni Novanta della Haast contenente le registrazioni originali della "Petite Symphonie" (1973) e di "Eterozigote" (1963), vale a dire i suoi vertici nel campo della musica concreta.

(05/04/2014)

  • Tracklist
Exercises d'Improvisation

N. 1
N. 2
N. 3
N. 4
N. 5
N. 6
N. 7

A La Recherche Du Rythme Perdu
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